Il gambero rosso mi fa impazzire, e puntualmente scatena in me la voglia di urlare con preoccupante dissennatezza per mostrare la mia anima di lottatore capace di sconfiggere le fasullità di draghi di “carta pesta” come un San Giorgio infuriato o come un Orlando santificato.

Che si parli di Imperiali crostacei, o di improbabili operazioni editoriali che nel vendere poco o nulla si fanno più cattive con chi non si fa loro cortigiano, è al povero Pinocchio che la mia memoria corre quando, dai soliti banconi luminescenti, surgelanti idee e anime, vedo spuntare quelle rosse apparenze che, quando hanno il guscio, vengano ghiacciate, dopo essere state depredate da mari lontani desertificandoli. Le altre invece sciupano solo preziosa carta per banalizzare la vita di non scelte per non luoghi, con l’assenza di qualsiasi talento critico, di cui pensano ormai da anni di poter fare a meno. Noi, con la nostra voluta “vita spericolata”, parliamo e cuciniamo altro, insieme a mille più mille cuoche e cuochi di questo paese.

Torna il Burattino, ed accarezzandomi mi riconduce alla saggezza di un cavolfiore condito con olio e limone, mangiato con un amico da sempre soprannominato da tutti, guarda caso, Lucignolo, che mi ha portato gamberi rossi giganti da Santa Margherita Ligure. Ed ho pianto dopo averne mangiati con lui di crudi e di cotti, anzi di bolliti, con una garbata maionese. Anche se in verità è stato l’ultimo chilo, dove avevamo nascosto i più grandi, che abbiamo coscientemente “sciupato” tuffandoli per rapidissima stufatura in una salsa giudaico-livornese di aglio, prezzemolo, peperoncino e pomidori più che ben tirati, tiratissimi, e così divenuta potentissima in un olio dei colli fiorentini.

Gamberi e pensieri che ci hanno permesso di ungerci le mani e ridere a crepapelle degli altri con molti sberleffi. Felici, satolli, rincuorati, abbiamo capito di amare molto seriamente questa bellissima vita da ristoratori, anche grazie alle tante fette di pane con cui abbiamo ripulito il tegame.
Tutto, ovviamente, con pacata sincerità, alla salute di chi ci vuol male! Prosit.