“Insomma, Boris, dimmi la verità, Fidel è morto o no?” domando al mio amico Boris, cubano d.o.c., come dimostra il nome russo, in Messico per fare un dottorato in scienze politiche.

“Ma che morto? Quello sta meglio di noi. Sono solo voci. Se fosse morto ogni volta che circolava una voce sarebbe già risorto almeno una dozzina di volte. Considerevolmente di più dello stesso Gesù Cristo”

“Ma come voci? Tutti ne parlano, Yoani Sánchez ha già pubblicato un instant book che è già un bestseller”

“Ma con tutti i papi che sono passati a casa sua in questi anni, sta protetto contro buona parte delle malattie e i malefici, compreso il mal de ojo” (malocchio n.d.r)

“D’accordo, ammettiamo che non sia morto, comunque è anziano, ci sta che a un certo punto, come dire, venga meno. Quando morirà dovrete farvene una ragione”

“Intanto noi non diciamo QUANDO morirà Fidel, ma SE morirà Fidel. Perché guarda che non è mica detto eh”

“Adesso è diventato immortale?”

“Non ho detto che è immortale. Dico solo che non è sicuro che morirà. Chi può dirlo con certezza? Finché non succede noi stiamo a vedere”

“Vabbè, per il momento suo figlio Alex, il fotografo, dice che sta bene, sta a casa, fa i suoi esercizi, legge, fa le parole crociate, chi può saperlo meglio di lui che è il figlio? Giusto?”

“Guarda, credo che non ci sia da preoccuparsi. Il Comandante sta benone. È facile da sapere. Basta leggere Cuba Debate, finché escono i suoi articoli fiume sta bene, altro che morte cerebrale”

“Ma poi perché c’è tutta questa attenzione morbosa per Cuba, per Castro, per i dissidenti? Non ci sono cose più importanti di cui parlare? Oh, con tutto il rispetto, sia chiaro…”

“Il problema è che siamo un’anomalia. Ti criticano ma non riescono a capire fino in fondo. Secondo loro è tutto lineare. Io per esempio, sto in Messico a studiare. Avrei la possibilità di andarmene negli Stati Uniti, farmi fare un permesso con molta facilità, solo perché sono cubano. Ma non ci penso minimamente. Quando avrò finito il dottorato tornerò a Cuba. Prendi i medici che stanno ad Haiti. Quelli guadagnano 200 dollari al mese per curare gli haitiani, che già se li sono scordati tutti gli haitiani. Fanno missioni di 11 mesi, e un mese tornano a casa in vacanza.”

“E come la mettiamo coi dissidenti? Se le inventano le cose?”

“Ma tu hai visto cosa vuol dire fare il dissidente qui in Messico? Quante persone sono scomparse negli ultimi tre mesi, solo perché avevano protestato contro il nuovo presidente? Ci sono i video su Youtube se li vuoi vedere. Quanti giornalisti torturati, ammazzati, decapitati ci sono qui?”

“Ok, lasciamo stare, torniamo alla morte di Fidel. Lo ha scritto su Twitter il noto giornalista venezuelano Nelson Bocaranda, quello che aveva anche previsto la morte imminente di Chávez qualche mese fa, e invece…”

“E invece ancora non è il momento. Poi pare che se gli auguri la morte gli allunghi la vita. Sarà per questo che sta ancora lì”

“Vabbè è questione di tempo. Sul lungo periodo aveva ragione Bocaranda”

“Come diceva Keynes? Sul lungo periodo saremo tutti morti”