Il caso del bimbo di Cittadella sconcerta e desta indignazione. A tutti, madri, padri, esseri umani. Il minore non può essere strappato o prelevato così in nessuna situazione. La discussione è divampata rovente ed ho letto parecchi interventi, alcuni equilibrati come quello di Scaparro, altri apparentemente squilibrati come quello di Timperi, oggi riportato da Il Fatto Quotidiano. In realtà il suo non è per niente squilibrato poiché nasce da una profonda e drammatica esperienza personale, assurta a battaglia. Esperienza che purtroppo è molto diffusa. Ma facciamo un passo indietro.

E’ evidente che il minore non possa e non debba essere strumentalizzato, da nessuno dei due genitori. Né da altri che si intromettono nella gestione della conflittualità. E’ evidente che il minore possa e debba essere ascoltato, soprattutto se non piccolissimo. E’ però altrettanto evidente come anche i diritti dei genitori non possano essere alienati. Ma soprattutto è evidente che la rottura di un rapporto in seno ad una famiglia debba essere gestito con grande intelligenza, preparazione e con gli strumenti giusti.

Ed è proprio ciò che non accade in Italia. Un Paese nel quale la legge sull’affidamento condiviso è distorta dalle Corti con di fatto l’applicazione di un affidamento esclusivo ma con la nomea elegante di “condiviso”(in oltre il 90% alle madri), con la creazione del babbomat, dove il genitore inadempiente agli obblighi non viene mai (dicasi mai) sanzionato se non in casi di estrema gravità (che come nella fattispecie del bimbo di Cittadella, possono poi condurre ad un effettivo affidamento esclusivo, dunque anche formale) o putacaso viene sanzionato solo in caso di inadempienze di natura economica.

Occorre uscire da questa grande enorme bolla di ipocrisia e sottolineare come in Italia su tale materia (diritto di famiglia e diritto dei minori in particolare) ruotino interessi economici di ben oltre un miliardo di euro, tra consulenze tecniche (del tribunale, di parte, a raffica), avvocati (spesso impreparati e che fomentano in modo inqualificabile il conflitto), giudici culturalmente inadeguati e/o retrogradi che considerano solo la famiglia matriarcale e la donna come essere verginale e privo di peccati. Un business spaventoso dove le case famiglia inghiottono vagonate di milioni, ai contribuenti e non solo. Tutto questo è indecente e deve finire.

Siamo dinanzi alla grave mercificazione dei diritti dei minori e allo svilimento dei diritti dei genitori. Occorre uscire dalla grave melassa ipocrita secondo cui innanzitutto viene l’interesse del minore se non si comprende – o ancor peggio, non si vuole – gestire il rapporto conflittuale dei genitori. E per farlo occorre subito introdurre la mediazione familiare, e questa sì renderla obbligatoria, ma affidarla non a mediatori improvvisati ma straordinariamente qualificati. Occorre svuotare il conflitto di ogni pretesa economica (spesso il vero motivo del contendere) oppure bilanciare equamente i diritti dei genitori. Occorre garantire la piena eguaglianza dei diritti dei genitori e non tutelare a prescindere la donna/madre, qualunque cosa faccia.

Il caso in esame dimostra come si sia giunti ad una decisione così drastica perché a monte si è potuta creare e montare una situazione di inaudita gravità. La madre che col suo ostinato comportamento alienante ha comunque gravemente danneggiato il padre, sino a doversi giungere a privare della potestà (e non, come erroneamente i giornali continuano a definire “patria potestà” che non esiste più da illo tempore) la madre. Purtroppo la prassi insegna che la sindrome di Medea è molto diffusa e forse bisogna iniziare a tenerne conto. Purtroppo, a differenza delle ciance che oggi si sentono, la Pas è ampiamente riconosciuta anche dalla comunità scientifica e vi posso garantire, perché la palpo con mano, che può provocare effetti devastanti tanto nel minore, quanto nel genitore. Il genitore in particolare diviene un involucro, senza anima e con lo sguardo fisso nel vuoto. Apparentemente in vita ma in realtà devitalizzato.

Quindi non è consentendo ad un genitore (o ad entrambi) di farsi impunemente la guerra dei Roses che si tutela il minore ma evitando che ciò accada. Oggi non si evita un bel nulla ma si agevola il conflitto. Prendiamone atto e voltiamo pagina subito.