Davvero nessuno sapeva delle infiltrazioni mafiose in Lombardia e nelle sue istituzioni? Per favore, almeno evitiamo il ridicolo.
Chiunque ne abbia voglia si vada a rileggere i dossier presentati dall’associazione Libera e non solo, gli allarmi lanciati dai magistrati, le inchieste curate da cronisti coraggiosi e documentati.

Ogni volta contro costoro si è alzata una canea di mazzieri di regime che hanno negato, imprecato, minacciato chiunque attentasse alla “virtù padana“, al mito inesistente del bastione territoriale ed etnico immacolato e impenetrabile ad ogni assalto; in effetti non c’era bisogno di assaltare alcunché perché i malavitosi erano già dentro la cittadella delle istituzioni e senza neppure il bisogno di ricorrere al cavallo di Troia, bastava il ronzino della ‘ndrangheta.

Tanto per non dimenticare vorremmo ricordare cosa accadde quando Roberto Saviano osò parlare, durante il programma “Vieni Via con me”, delle possibili infiltrazioni mafiose al Nord, persino nei territori presidiati dalle “Guardie padane”. Non era ancora finita la puntata che già Maroni, allora ministro degli interni, chiedeva scuse e pubbliche rettifiche. I mazzieri berlusconiani, dentro e fuori la Rai, esigevano provvedimenti disciplinari non contro i mafiosi, ma contro… Fazio e Saviano.

I vertici Rai di allora, per altro alcuni di loro siedono ancora ai loro posti di comando, si adeguarono, imposero rettifiche su tutte le reti, diedero la parola agli “offesi” per ore.

Saviano ospitò in trasmissione il ministro Maroni che, per altro, sapendo già qualcosa, si dimostrò più pacato dei tanti indignati a tariffa.

Gli eventi, come era facilmente prevedibile, hanno dato ragione a quel manipolo di donne e di uomini che non si sono mai stancati di denunciare le infiltrazioni mafiose, l’espansione del contagio, gli intrecci tra malapolitica e malavita organizzata, il voto di scambio, i rischi mortali per la democrazia, come ha detto la signora Boccassini, non a caso odiata dai delinquenti di ogni risma e colore, e non da oggi.

Per queste ragioni vorremmo che la “nuova Rai” proprio su questo tema desse un segnale, rimandasse in onda magari sulla rete uno, in prima serata, il monologo di Saviano che non piacque ai Formigoni di turno, e desse memoria delle tante denunce regolarmente cestinate e disprezzate.

Per una volta sarebbe davvero il caso di dare volto e voce a chi non ha aspettato il “giorno della vergogna” per documentare il marcio che c’era e la puzza che si avvertiva.

Nei giorni scorsi la presidente della Rai, signora Tarantola, ha positivamente parlato di una azienda che dovrebbe diventate “luogo della memoria, capace di sviluppare una vera e propria campagna di educazione alla Costituzione e alla legalità…”

Quale migliore occasione per passare dalle parole ai fatti?