Silvio Berlusconi non si ricandida per il bene del centrodestra, anzi del Paese”, ci informa Angelino Alfano che poi sorride nell’inquadratura succhiandosi la notizia come fosse una caramella, oppure una liberazione. A parte lui, a parte un po’ di giornalisti che ne devono scrivere per mestiere e a parte un paio di politologi che di mestiere fanno i finti fessi, c’è qualcuno che può inghiottire una simile sciocchezza?

Berlusconi – che non ha opinioni, ma solo interessi – campa di immunità parlamentare da una ventina d’anni. Esattamente da quando la politica, i politici, gli elettori, gli hanno consentito di trasformare il suo destino privato in questa pubblica calamità che continuiamo a pagare al posto suo. Il Parlamento è il suo rifugio, il suo schermo, la sua impunità.

L’ha persino condivisa a suo vantaggio, regalandola ai vari Previti, Dell’Utri, Berruti, Sciascia, Breancher: crema della sua classe dirigente e dei suoi processi. Per i quali ha ingaggiato una batteria di avvocati che gli presidiano l’aria e le vie di fuga, ma che in cambio hanno preteso, oltre all’onorario, il salvacondotto parlamentare, che consente loro di fare le leggi, disfarle, nutrirsene. Proprio come piace a lui.

Il Fatto Quotidiano, 10 ottobre 2012