Troppi vincoli, troppi doveri, pochi diritti. E troppi immigrati. L’euroscettico primo ministro britannico David Cameron lancia l’idea di un referendum “per ridefinire il nostro rapporto con l’Unione europea”. Dal congresso dei conservatori a Birmingham, dove Cameron ha pure celebrato il suo 46esimo compleanno, il premier ha parlato soprattutto di economia. A spaventare Londra, infatti, soprattutto il rafforzamento dell’Unione come realtà politica a seguito della crisi, ma anche il prospettato trattato sull’unione bancaria europea, che limiterebbe il potere della grande finanza della City. Ma c’è molto di più alla base della richiesta di Cameron. A dirlo, per lui, il ministro dell’Interno Theresa May, che ha parlato di “troppi immigrati, dobbiamo ridurre il numero”.

Così, nella ridefinizione delle competenze, dei diritti e dei doveri del Regno Unito all’interno della Ue, anche il pilastro comunitario del welfare globale, per ogni cittadino, all’interno dei confini, così come il diritto alla mobilità di merci e persone. A questo mira il governo di Cameron, perché parlare di economia è un modo per sollecitare la pancia del suo elettorato. Al quale proprio non va giù che oggi, a Londra, ci siano 77 lavoratori britannici per ogni 100 lavoratori stranieri. E che l’immigrazione dai Paesi dell’Unione sia più che raddoppiata in un anno, arrivando al 27% del totale. Ora, appunto, l’idea di referendum. “Che non sarà sul sì o il no all’Unione europea, la nostra appartenenza non è messa in discussione”, ha detto Cameron intervistato dalla radio Bbc4. Però, sicuramente, pesano al primo ministro quei vincoli di finanza e di budget sempre più stringenti, così come pesano anche le nuove regole in vista per il rafforzamento del sistema bancario, che secondo il partito conservatore privilegerebbe “Parigi e Francoforte invece che Londra e la City”.

Ma il grande convitato di pietra è, appunto, la questione dell’immigrazione. Sempre al congresso di Birmingham, due giorni fa, il ministro May aveva detto: “Il precedente governo laburista ha usato lo strumento dei lavoratori stranieri come modo per tenere basse le retribuzioni nel Regno Unito”. Così, secondo il ministro, la colpa degli stipendi fermi al palo sarebbe colpa dei laburisti e di chi stava nell’esecutivo prima di lei. E ancora: “Limiteremo l’immigrazione netta a 100mila nuovi arrivi nei prossimi anni”. E “basta con l’abuso di visti concessi per motivi di studio”. Nel mirino di May, la pratica del richiedere un permesso per studiare in una università del regno cercando subito un lavoro e non progredendo nella carriera scolastica. Ma nella mente del ministro dell’Interno c’è anche il taglio dei benefit per gli stranieri. I Tory pensano infatti che troppa gente venga nel Regno Unito solamente per poter usufruire degli aiuti di Stato ai disoccupati e alle famiglie. Così come, secondo l’esecutivo di Cameron, troppi partner extraeuropei di cittadini europei chiedono il visto per poter stare in Gran Bretagna. Nel progetto dell’Home Office ci sarebbe l’idea di rendere più difficile l’ottenimento del permesso di soggiorno per motivi famigliari.

Tutto, chiaramente, per Cameron e il suo esecutivo, dovrebbe essere sancito da un bel referendum “onnicomprensivo” sui diritti e doveri dell’appartenenza all’Unione europea. Consultazione che andrebbe dal trattato sulle banche alla questione dell’immigrazione. “E che sarebbe – ha detto il premier a Cameron – il modo più chiaro, pulito e incontrovertibile di chiedere il parere ai cittadini su importanti materie di politica comunitaria”. Rimane da capire, ora, come poter limitare il libero movimento dei cittadini – e dei lavoratori – all’interno dell’Unione e il loro diritto ad accedere agli aiuti governativi. A Bruxelles è in corso una lunga diatriba con gli europarlamentari britannici per il cosiddetto “test di residenza”. Chiunque, straniero, voglia accedere ai benefit, deve superare un esame che ha l’obiettivo di certificare la reale volontà del cittadino a risiedere in modo permanente nel Regno Unito. Il tutto per evitare, appunto, frodi legate alle sovvenzioni ai disoccupati. Test chiaramente falsificabile senza troppa fatica. Ed ecco quindi la volontà dei conservatori di rendere più difficile il procedimento. I quartieri alti comunitari si oppongono, la Gran Bretagna non pare voler retrocedere. Anzi, con il fantasma di un nuovo referendum, la battaglia per quei vincoli imposti dall’Ue ai britannici si farà sempre più accesa.