Nati nel trionfo ormonale del dopoguerra (liberazione) o nella fantasia positiva degli anni del boom, quando il futuro era più forte del presente e la lavatrice era un sogno realizzato, si ritrovano, oggi, sul crinale della sessantina, qualche anno di meno qualche anno di più. Si chiamano D’Alema, Bindi, Veltroni, Bersani, ma anche Vendola o Finocchiaro e quasi tutti gli altri politici (l’esplosione demografica va dal 1945 al 1964). Erano i più numerosi da neonati, lo sono ancora.

Questo ha creato un certo ingorgo nelle posizioni apicali e le annate più recenti sono rimaste al palo. Prima che un nato nel 1975 trasformasse il dato anagrafico in uno strumento di battaglia politica, sull’età erano perseguitate soltanto le donne. Bindi e Finocchiaro, infatti, non hanno fatto un plissè: sono abituate. I maschi, invece, incominciano a guardarsi allo specchio con un filino d’ansia. Affronterebbero con virile determinazione tutto il martirio chirurgico delle Santanchè. Ma sanno che è inutile. Impossibile postdatarsi la nascita. A differenza dei “giovani d’oggi”, hanno incominciato a “realizzarsi” a vent’anni. Quindi sono sulla breccia da quaranta. Che sia questo il problema?


Il Fatto Quotidiano, 9 ottobre 2012