In questo numero ospito una storia incredibile, narrata direttamente da uno dei suoi protagonisti, Alessio Ciacci, membro del Direttivo nazionale dell’Associazione Comuni Virtuosi e Assessore di Capannori, in provincia di Lucca. Buona lettura!

Metti un assessore fissato con l’ecologia ed un agricoltore che punta alla sostenibilità.

Nella nostra storia una sola pianta ha permesso ai nostri antenati di poterla utilizzare per così tanti scopi diversi: vestirsi, scaldarsi, scrivere, nutrirsi, curarsi ed altri ancora.

Negli anni ’50 l’Italia ne è divenuto il secondo paese produttore al mondo secondo soltanto all’Unione Sovietica, con livelli d’esportazione che hanno garantito al settore agricolo un reddito superiore a tante altre coltivazioni. A distanza di pochi decenni tutto questo è scomparso, oltre alle coltivazioni anche la memoria di un passato così glorioso.

Parliamo della Canapa. La crisi del settore fu completamente abbandonata a se stessa dai governi di allora che puntavano a cancellarne l’esistenza. Nel 1961 l’Italia sottoscriveva infatti una convenzione internazionale “Convenzione unica delle sostanze stupefacenti” volta a far scomparire la Canapa e nel 1975 con la “Legge Cossiga”  si decreta la fine di una coltivazione scomoda a troppe lobby dell’industria petrolifera.

Decenni sprecati sia per l’agricoltura, dedita a coltivazioni che vivono sulla sussistenza europea e non puntano sulla qualità, che per un’industria che aveva tutti i numeri per affermarsi a livello internazionale vista l’eccellenza delle varietà coltivate in Italia. In questi anni c’è chi non si è arreso all’inevitabilità di questa ingiustizia, alla mortificazione di una coltura  così preziosa.

Imprenditori, agricoltori, appassionati e ambientalisti hanno subito pressioni legali, angherie giudiziarie, problemi con la giustizia perché non si omologavano alla criminalizzazione di una pianta così preziosa. Nel 1997 una circolare del Ministero delle Politiche Agricole ha finalmente fatto distinzione tra le varie specie definendo le modalità di coltivazione non assimilabili a stupefacenti. Nel 1998 nasce AssoCanapa, l’associazione nazionale che promuove la coltivazione della canapa e fa assistenza alle timide esperienze nate in questi anni per l’utilizzo della canapa a fini tessili o di trasformazione alimentare. 

Il 2012 segna però la nascita di una grande progettualità in Toscana che può fare scuola e trasformare un sogno di tanti in una vera rinascita della Canapa. Grazie infatti alla caparbietà di Fabrizio Sassetti, titolare di un’azienda agricola che da anni cerca di uscire dalla crisi dell’agricoltura con l’innovazione e la sostenibilità ambientale, nasce un impianto per produzione di pannelli isolanti termici per le abitazioni fatti proprio in Canapa.

A fine ottobre il Comune di Capannori (LU) sta organizzando un seminario rivolto a tutti gli agricoltori per cogliere questa grande opportunità. Un modo per unire rilancio dell’agricoltura, filiera corta dei materiali edili, riqualificazione energetica degli edifici; ecologia ed innovazione, sostenibilità e ripresa di una cultura tradizionale del territorio.

Ma non finisce qua. L’innovazione della bioedilizia porta Sassetti a presentare, in collaborazione con l’Università di Bologna, direttamente al SAIE (La Fiera dell’Edilizia a Bologna dal 18 al 21 Ottobre) un progetto che prevede la realizzazione di pareti fatte in canapa. Potremmo dunque, girando per la Fiera, andare a sbattere contro un muro (vero) di Canapa e pensare anche alle nostre nuove abitazioni costruire con muri come quello.

Ancora oggi  lo spettro dei possibili utilizzi della canapa è pressoché infinito, l’unica coltivazione agricola che unisce una tale duttilità di utilizzi ed una grande ecologicità della coltivazione. La Canapa può permettere una riduzione dei consumi fossili, può ridurre i consumi energetici, può arricchire le nostre diete, può sostituire la plastica in mille applicazioni. Cosa stiamo aspettando? 

Alessio Ciacci, Assessore all’Ambiente e alla Partecipazione del Comune di Capannori (LU)