Se la vicenda si rivelerà una grande bufala, i suoi protagonisti dovranno almeno spiegare una cosa. Dovranno chiarire cioè come si faccia a lasciare dei sacchetti di immondizia pieni di avanzi di cibo vecchi di due giorni all’interno dell’abitacolo di un’auto con i migliaia di cassonetti in giro per Bologna.

Miasmi a parte la vicenda dei sacchi neri portati via dalla Regione al calare delle tenebre da quattro collaboratori del gruppo consiliare dell’Italia dei Valori, scrive il suo secondo e un po’ comico capitolo. Sabato scorso Matteo Riva, il consigliere regionale dell’Emilia Romagna, appartenente al gruppo misto, espulso nel 2011 dall’Idv, aveva raccontato ai magistrati di avere incrociato nella serata di giovedì, alle 21:30, quattro ragazzi ben vestiti che portavano via dai parcheggi sotterranei dei palazzi della Regione Emilia Romagna quattro sacchi apparentemente pieni e pesanti.

Il tutto in un giorno non qualunque: San Petronio, patrono di Bologna, quando il palazzo, eccetto che per i consiglieri, è chiuso per tutti, addetti alle pulizie inclusi. Il tutto accadeva proprio nei giorni in cui la Guardia di Finanza stava facendo visita in Regione per acquisire in originale, fatture e rendiconti nell’ambito delle indagini per peculato. Insomma la domanda viene spontanea: chi erano i quattro e cosa c’era in quei misteriosi sacchi neri: faldoni? Carte? prove inconfessabili di spese folli dei consiglieri?

La rivelazione del consigliere reggiano aveva incuriosito i magistrati della Procura di Bologna tanto da far acquisire le immagini a circuito chiuso delle telecamere e il registro dei badge di ingresso per capire chi si trovasse nelle stanze del consiglio regionale a quell’ora.

Domenica, il giorno dopo Riva, ecco arrivare in Procura Sandro Mandini, consigliere regionale dell’Idv ed ex collega di partito di Riva. Si è presentato con quattro giovani collaboratori davanti ai magistrati. I ragazzi avevano con loro un memoriale dato ai magistrati e poi pubblicato sul sito Idv: “Possiamo essere noi – hanno ammesso – cioè Guido Gambassi, Federico Giamporcaro, Michele Scuto e Tommaso Montebello”.

I quattro raccontano quei giorni. “Siccome la documentazione da produrre alla Guardia di Finanza era davvero imponente (…) ci è stato chiesto, in qualità di persone iscritte all’Idv e di collaboratori dei nostri rappresentati in consiglio regionale, di dare una mano per fotocopiare tutto il materiale”.

Secondo la loro ricostruzione si inizia a fotocopiare martedì sera. Mercoledì 3 ottobre, dopo che i ragazzi hanno pranzato dentro l’ufficio, ecco affacciarsi “un’addetta alle pulizie (di nome probabilmente Cristina) la quale rendendosi conto della nostra presenza e del fatto che stavamo ancora lavorando non riesce materialmente a svolgere le sue mansioni”.

Stesso copione si ripete giovedì 4 ottobre. Gran lavoro e pranzi tra le scrivanie: “gli uffici erano in condizioni indecenti“. Così la fatidica sera di giovedì, secondo la ricostruzione, i consiglieri ordinano ai loro collaboratori una pulizia e i giovani, riempiti tre sacchi di immondizia sarebbero stati mandati alla ricerca di un cassonetto. E partono. “Andavamo di fretta perché, come già indicato, dovevamo recarci con urgenza presso la sede regionale dell’Idv in via Amendola per recuperare materiale di cancelleria”.

E qui avviene l’incontro con Riva. “Per errore, anziché andare al parcheggio centrale finivamo al livello meno 2” Da qui, dopo una serie di giri per trovare l’uscita notano una Bmw nera che apre loro un cancello. É Matteo Riva. “È lui che aprendoci il cancello ci ha consentito di uscire”. A questo punto non ci sarebbe stato, assicurano i quattro ai magistrati, alcun saluto da parte di Riva (che invece racconta di un plateale “Buonasera” non corrisposto).

Ma la vicenda non finisce qui “Non avendo intravisto cassonetti, abbiamo caricato nella macchina di Luca Assirelli (anche lui militante Idv, ndr), collocata in piazzale Aldo Moro i tre sacchetti neri e ci siamo recati di corsa presso la sede regionale dell’Idv per prendere il materiale di cancelleria necessario”. Nel tragitto il rusco, come si definisce tra il dialetto e il gergale a Bologna, sarebbe rimasto in auto per almeno una decina di minuti (il tempo necessario per il tragitto). “Arrivati in sede regionale Scuto si è recato a prendere il materiale necessario, rientrato in auto siamo ripartiti e ci siamo ricordati della presenza dei sacchetti in macchina – si legge nel memoriale – Per tale motivo ci siamo fermati in via Milazzo (a 50 metri dalla sede regionale) e abbiamo depositato la spazzatura”.

Il racconto non fa una piega anche se tra i possibili testimoni citati nel memoriale i quattro portano solo persone dell’Idv, i consiglieri Mandini e Liana Barbati e la parlamentare Silvana Mura, numero uno regionale del partito e braccio destro di Antonio Di Pietro. Anche lei quella sera avrebbe assistito al “riempimento di quei sacchetti”.

Matteo Riva dal canto suo continua a sostenere la sua ipotesi: “Li ho salutati eccome. C’è tutto nel video, basta vedere quello. Anzi, spero che il filmato venga reso pubblico, sarebbe un ulteriore gesto di trasparenza”.