Due mostre parallele dedicate all’arte contemporanea in programma alla Collezione Maramotti di Reggio Emilia, in via Fratelli Cervi 66, negli stessi spazi in cui negli anni Cinquanta Achille Maramotti, patron di Max Mara ed appassionato indagatore dei movimenti artistici contemporanei, fondò il suo impero dell’abbigliamento. Si tratta del progetto Parallele Universe dell’artista Jules De Balincourt (in programma fino al 27 gennaio 2013), lavoro che l’artista, francese d’origine ed americano di adozione, ha realizzato per la Collezione Maramotti. Cinque dipinti nati all’interno di un unico spazio di lavoro nell’atelier di De Balincourt, con l’intento di creare una sorta di dialogo ed influenza reciproca tra i singoli quadri.

Tutti costruiti sulla dualità e confronto tra astrazione e rappresentazione che costituisce una costante del lavoro del giovane artista: astrazione intesa come manifestazione del subconscio, contrapposta e mescolata all’immagine e alla narrazione, frutto della parte più razionale e cosciente della mente. Nei suoi dipinti De Balincourt, turista della globalizzazione che si nutre di immagini e le ricombina a creare i suoi personali universi di significato, esplora ossessivamente l’immagine delle carte geografiche. Una rappresentazione del mondo che diventa in due delle opere esposte, Big Globe Painting e Globe Faces, figurazione di spazi interiori e di personalissime visioni, col globo terrestre costruito per somme di parti del volto umano o esplosioni di colore da action painting. I cinque dipinti di De Balincourt rimarranno a far parte della collezione permanente dello spazio espositivo reggiano.

Il progetto è arricchito da un libro d’artista, edito da Silvana Editoriale, con un testo critico di Mario Diacono e una conversazione tra Jules de Balincourt e Bob Nickas, critico d’arte americano che segue il suo lavoro da oltre dieci anni. Ed è proprio l’uscita del libro dello stesso Diacono, Archetypes and Historicity. Painting and Other Radical Forms 1995-2007 (Silvana Editoriale) ad aprire, con una conversazione tra Diacono e Nickas in programma il 7 ottobre, la mostra La pittura come forma radicale (Painting as a Radical Form) nella galleria sud della Collezione, che presenterà fino al prossimo 3 febbraio opere di molti degli artisti discussi nella pubblicazione. Un’esplorazione nei territori dell’arte americana degli ultimi 30 anni, ala ricerca di un filo rosso costituito dal formarsi di un nuovo orizzonte della globalizzazione, che da spaziale diventa temporale grazie agli strumenti di esplorazione e conoscenza del passato.

L’artista -e la mente- contemporanee si confrontano costantemente con le vecchie immagini, elaborando un’arte diacronica nel suo farsi ma sincronica nel significato: la forza dell’arte, il suo plus di profondità e significato diventa allora quella di ricreare e reinventare archetipi. La mostra presenta opere di artisti americani, o che operano negli Stati Uniti, presenti nella Collezione Maramotti e acquisite al momento della loro prima esposizione fra cui Donald Baechler, Barry x Ball, Huma Bhabha, Michael Craig-Martin, Ann Craven, Matthew Day Jackson, Ellen Gallagher, Jutta Koether, Enoc Perez, Matthew Ritchie, Tom Sachs, Jessica Stockholder, Kelley Walker e lo stesso Jules de Balincourt.

Tutte le informazioni sugli orari si possono trovare al sito www.collezionemaramotti.org.