Le scoperte della filosofa Michela Marzano sono così sensazionali che, se ci fosse bisogno di una prova della superiorità della donna sull’uomo, ecco che le avremmo qui, a portata di mano, sulla prima pagina di Repubblica.

Filosofa, ma anche cacciatrice di scoop. Marzano si è impadronita di una lista segreta e ha scoperto che “esistono molte più vie dedicate agli uomini”. Addirittura il 96 per cento, contro il misero 4 per cento che portano il nome di una donna. Vergogna. E fermate le rotative. Anche perché arriva subito un secondo scoop: “Se si prende la lista degli statisti, dei filosofi, degli economisti o degli scrittori, di donne famose non ce ne sono tantissime”. Un’amara verità la cui spiegazione vale però il terzo scoop: “in passato non c’erano le condizioni sociali, politiche ed economiche perché le donne potessero esercitare determinati mestieri.” Vero, verissimo.

E allora, che vogliamo fare per sanare queste gravi discriminazioni? Si potrebbe fare come a New York, togliere i nomi e mettere i numeri, muoia Sansone con tutti i filistei. Ma forse si può fare di meglio per vincere l’odioso maschilismo toponomastico. Spulciando la lista delle strade (ma dove avrà scovato un documento così top secret?) l’infaticabile Marzano si è accorta che “di uomini mediocri e sconosciuti ce ne sono a bizzeffe”. A questo punto si potrebbero creare le quote rosa stradali. Dipingiamo le insegne di rosa (o di azzurro), sloggiamo i maschi mediocri e liberiamo i posti: ce ne sarà bisogno, ora che il gentil sesso si è liberato dalle catene.

Questione di un paio di secoli e, dopo avere attraversato Piazzale Michelangelo e Via Mazzini, arriveremo trionfalmente in Largo Marzano. A patto che gli uomini, pur di scampare a donne pedanti e petulanti fino al ridicolo, non si siano già suicidati in massa.

Il Fatto Quotidiano, 5 ottobre 2012