“Andate avanti, andiamo avanti tutti con coraggio”. Il presidente del Consiglio Mario Monti cita una frase di Pietro Barilla per rivolgersi al Paese, rinnovando un appello alla coesione e al coraggio, sull’esempio dell’azienda parmigiana. L’occasione è l’inaugurazione del nuovo stabilimento di sughi della multinazionale a Rubbiano di Solignano, nel parmense, e le parole sono prese in prestito dal discorso del presidente del gruppo, Guido Barilla, nel ricordo del fondatore dell’azienda di famiglia divenuta oggi un’eccellenza internazionale.

Monti lancia un appello all’unità per uscire dalla crisi. “La coesione è la parola chiave di questa fase italiana. E non mi riferisco al Governo che per questioni particolari ha una coesione maggiore di governi passati, ma al mondo politico, che sta dando prova di grande coesione”. Il premier si riferisce ai partiti in Parlamento: “In passato dedicavano tutte le loro energie per la distruzione reciproca, quest’anno hanno saputo adottare coesione politica nell’approvazione di provvedimenti, dando il loro contributo”.

Monti plaude poi all’azienda che riesce a intrecciare tradizione e tecnologia, responsabilità sociale e saper fare. E cita i valori di passione, fiducia, integrità e coraggio, prendendo a prestito lo slogan Barilla per la ricetta del Governo per “coltivare il futuro dell’Italia. C’è ancora da lavorare, ma siamo sulla buona strada”.

In tempi di crisi e di industrie che chiudono, l’inaugurazione di Rubbiano segna una positiva controtendenza: l’investimento di 45 milioni di euro consentirà l’impiego di 120 addetti che produrranno 35mila tonnellate di sughi all’anno in 24 ricette, con un potenziale di sviluppo di 60mila. Il tutto, con materie prime che arrivano direttamente dal cuore della Food Valley, tra Parma, Reggio Emilia e Modena, con un 80 per cento dell’indotto italiano. Aprire un impianto in questo periodo rappresenta prima di tutto un segnale di speranza, ben diverso da quando il fondatore dell’azienda, Pietro, dava il via al primo stabilimento di Rubbiano, nel 1965, in pieno boom economico. Il presidente Barilla lo sa bene e ci tiene a precisare, visibilmente commosso parlando della sua “gente Barilla”, che “è grazie ai lavoratori che siamo qui e che esiste un’azienda come la nostra. E’ grazie al saper fare italiano, che è diverso dal dire, che è la parte peggiore del capitalismo fatto di carta e finanza”.

A margine dell’incontro il presidente aveva ribadito la propria contrarietà a quotare l’azienda di famiglia in Borsa e anche a trasferire l’attività all’estero, anche se ciò comporterebbe un grande risparmio. “In Italia i costi sono alti, se solo fossimo in Francia riusciremmo a risparmiare 30 milioni all’anno. Ma noi siamo radicati in Italia, vogliamo investire nella qualità del nostro Paese. Le vendite di questo stabilimento saranno soprattutto all’estero, ma la base rimane qui”.

Il nuovo impianto di Rubbiano produrrà il 32 per cento in meno di CO2 e consumerà il 47 per cento in meno di risorse idriche rispetto ad altri impianti analoghi.