L’Eurogruppo si affida a Londra per la promozione del fondo Salva Stati presso gli investitori del Vecchio Continente. Un paradosso della moneta unica, quello che vede il neo nato Esm, il discusso fondo permanente europeo entrato oggi in funzione, arruolare Royal Bank of Scotland per organizzare il giro di incontri (in gergo road show) con i potenziali sottoscrittori dei titoli del fondo salva euro. Dopo i salvataggi di Stato, la banca scozzese è controllata all’81% dal governo britannico. Quello, cioè, guidato da David Cameron, che ieri in un’intervista al Telegraph si è detto pronto ad usare il potere di veto contro il bilancio europeo e ha chiesto a Bruxelles di adottare due bilanci separati, per la zona euro, e per gli altri Paesi, Gran Bretagna inclusa. 

Oltre a Rbs, la delicata missione è stata affidata alla tedesca Deutsche Bank e alla francese Societè Generale. Tutti e tre gli istituti, tra il resto, figurano negli elenchi stilati dalle cronache finanziarie dei potenziali sospettati per la manipolazione del Libor, il tasso interbancario londinese utilizzato  come base per il calcolo dei tassi d’interesse relativi a molte operazioni finanziarie (mutui inclusi) principalmente in valute diverse dall’euro. La partenza del road-show è prevista per novembre e segue uno già avvenuto in Asia prima dell’inaugurazione ufficiale del meccanismo, mentre la prima asta di titoli dell’Esm dovrebbe avvenire a gennaio.

Il nuovo fondo nel giorno del battesimo ha comunque ricevuto da Fitch un rating di tripla A (massima affidabilità) con prospettive stabili. Secondo l’agenzia – che però rispetto alle altre due colleghe S&P e Moody’s ha la particolarità di essere l’unica controllata da un azionista europeo, la holding francese Finalac – l’Esm “avrà sempre liquidità sufficiente per tutte le obbligazioni nei prossimi sei mesi”. Tuttavia, come per tutti gli altri rating collegati al credito sovrano, anche il merito di credito dell’Esm “verrebbe messo in rating watch negativo” nel caso di un’uscita della Grecia dall’euro.

Meno ottimisti i colleghi di Moody’s che pur avendo assegnato uguale rating al fondo, ne ritengono “negative” le prospettive (outlook). Il rating tripla A, spiega l’agenzia, riflette la “forte liquidità” e il suo status di creditore privilegiato inferiore solo a quello del Fondo Monetario Internazionale (Fmi). L’outlook negativo, invece, riflette “gli outlook negativi di tutti i paesi membri con il rating Aaa”, ad eccezione della Finlandia, l’unico con rating di tripla A a outlook stabile.

Ombre a parte, secondo presidente dell’Eurogruppo, Jean Claude Juncker,  l’Esm è “la pietra miliare del firewall europeo e parte integrante della strategia globale per assicurare stabilità finanziaria alla zona euro” e il suo lancio “costituisce una tappa storica nella costruzione dell’Unione monetaria: a questo punto la zona dell’euro è dotata di un parafuoco permanente ed efficace”. 

Il fondo che ingloba l’Efsf, il fondo di soccorso temporaneo, sarà in condizioni di prestare 200 miliardi entro fine ottobre su una capacità totale di 500 miliardi. E punta così a mettere in piedi un più solido meccanismo di difesa contro la crisi dei debiti sovrani e in particolare della Spagna. L’European stability mechanism potrà però finanziare gli Stati in crisi solo in base a precise condizioni, come politiche di rigore e riforme strutturali in grado di ripristinare la fiducia dei mercati.

Il varo del fondo rientra tra le iniziative volte a garantire una maggiore integrazione tra i Paesi della moneta unica, un obiettivo che sarà portato avanti nella parte riguardante la creazione di un bilancio comunitario a parte per l’eurozona. Il capitale totale da conferire all’Esm è pari a 700 miliardi di euro, di cui 80 di capitale versato (paid-in) e 620 di capitale a chiamata, che assume funzioni assimilabili a quelle di una garanzia.

Dopo Germania e Francia, l’Italia è il terzo sottoscrittore dell’Esm con il 17,9% delle azioni e un impegno pari a circa 14 miliardi per gli anni 2012-2014. Attingendo alla garanzia fornita dal capitale versato, il fondo potrà emettere obbligazioni sul mercato e finanziare i Paesi in crisi. L’Esm secondo i piani raggiungerà quindi la piena capacità di prestito solo nel 2014 e dovrebbe poter raccogliere 200 miliardi già nel 2012, un calcolo puramente teorico visto che alla fine dell’anno mancano meno di tre mesi.

Il primo banco di prova dell’Esm sarà la ricapitalizzazione delle banche spagnole, finite sull’orlo del crack dopo il collasso del mercato immobiliare. Un dossier ereditato dall’Efsf. Per il momento il governo di Mariano Rajoy dovrebbe chiedere circa 40 miliardi per il sistema bancario, meno dei 100 miliardi messi a disposizione dall’Eurogruppo nel vertice del luglio. I fondi dell’Esm affluiranno alle casse di Madrid a novembre, dopo che l’Antitrust europeo avrà approvato le condizioni per la ricapitalizzazione di ciascuna banca.

Proprio la Spagna e il suo stato di salute complessivo, insieme alla Grecia, è tra i temi all’ordine del giorno della riunione dell’Eurogruppo che ha seguito il varo dell’Esm.  E anche se secondo il ministro tedesco delle finanze, Wolfgang Schaueble, Madrid non ha bisogno di un programma di aiuti nazionale, il mercato è da tempo in attesa di maggiore chiarezza da Rajoy. “La Spagna sta facendo tutto ciò che è necessario, in termini di politica di bilancio e di riforme strutturali”, ha comunque detto Schaueble.  

Alla Grecia, invece, l’Eurogruppo ha concesso tempo solo fino al prossimo summit Ue del 18 ottobre per mettere in atto le riforme: Juncker ha riferito stasera ai ministri che “prima della consegna” della prossima tranche di 31,5 miliardi di euro, il governo greco “dovrà dimostrare” di essere in grado di “mettere in atto” le riforme previste dall’accordo con la Troika (Ue, Fmi, Bce), come le privatizzazioni, “entro il 18 ottobre al più tardi”. 

Via libera, invece  alla nuova tranche di aiuti al Portogallo da 4,3 miliardi di euro, una parte dei quali sarà versata dal Fmi. L’Eurogruppo “plaude alle azioni determinate del governo portoghese che ha annunciato un aumento delle tasse per rispondere alle esigenze della troika”, si legge nel testo del comunicato che ha annunciato la decisione. Mentre potrebbe essere presa alla riunione del 12 novembre una decisione sugli aiuti a Cipro che ha chiesto assistenza finanziaria per la ricapitalizzazione delle sue banche a giugno e ha in corso negoziati  con la troika per decidere l’ammontare degli aiuti: nei giorni scorsi, indiscrezioni parlavano di una cifra intorno agli undici miliardi.