Il cielo, l’arco celeste hanno sempre ispirato canzoni d’ogni tipo. Non diversamente nasce il progetto Deproducers. Quale allora sia la particolarità di quest super-gruppo (Gianni Maroccolo, Vittorio Cosma, Max Casacci e Riccardo Sinigallia) lo abbiamo appunto chiesto al cantautore romano, ex-membro dei Tiromancino ed autore di due tra i più riusciti album di songwriting made in italy degli ultimi vent’anni.

Riccardo, come nasce il progetto DeProducers?
Il tutto in realtà nasce da Vittorio Cosma. L’intenzione originaria era quella di mettere in piedi un ensemble non strettamente legato alla forma canzone o alla classica idea di band. Voleva fare qualcosa di diverso. Io che non amo le improvvisazioni se non scevre da utilizzo commerciale, ero inizialmente scettico. Il tutto è partito quattro anni fa, di cui il primo passato a scambiarci opinioni e riflessioni via telefono/mail. Fino a che decidiamo di ingranare la quarta. Il primo step è l’affitto di una villa in Puglia, da lì tutto ha preso forma. 

Durante le fasi di registrazione, quali erano i ruoli di ciascuno? Siete tutti chitarristi, esperti manipolatori elettronici nonchè produttori, come vi suddividevate il lavoro?
In realtà è stato tutto molto spontaneo ed istintivo. Una specie di concept sull’universo-spazio ci sembrava una cosa forse un po’ banale, ma altamente stimolante per noi. Vivere e far vivere la musica come un’orbita, una musica che fosse essenzialmente strumentale. Ci trovavamo allo studio di Ron a Garlasco, ognuno con il proprio strumento di riferimento. Chitarra per me, quella elettrica per Casacci, Maroccolo al basso e Cosma con synth, piano e hammond. Il tutto con l’ausilio del batterista dei Mouse On Mars, sviluppando la parte ritmica in maniera analogica. Poi è arrivato Fabio Peri.

E appunto come si è inserita la figura dell’astrofisico Peri all’interno del progetto? 
Fabio, conservatore del planetario di Milano, è il vero e proprio frontman di una progetto che mi piace definire di musica aperta. Con lui abbiamo trovato una parte letteraria, che potesse essere tanto onirica, quanto pertinente ed inopinabile, essendo lui uno scienziato. E proprio da lì inizia una fase più concreta. 

Trovi di aver fatto un album, paradossalmente, da vedere? Forse ci si sarebbe aspettati una sorta di cd-dvd con visual. Come mai questa scelta?
La nostra musica credo sia molto spontanea, non c’è nessuna costruzione dietro. E in questo si insinua la nostra non-scelta rispetto a visual, non ci è mai interessato il risvolto commerciale. Essendo la parte live sviluppata dopo e a fronte di costi per l’acquisizioni di diritti, di costi di produzione e altro non eravamo pronti. Ci volevano immagini complesse, infografiche ad hoc, permessi e quant’altro. Anche se forse sarebbe stato un prodotto più completo, noi ad ora immaginiamo il cd come ricordo che una persona si porta dietro dopo essere venuto a vederci dal vivo.

Appunto, puoi spiegarci come si articolerà e cosa prevede il venire ad un vostro concerto?
Due ore di musica improvvisata, con spoken word e una scenografia magnifica. Se c’è una cosa che mi ha reso davvero felice di partecipare a questo progetto è appunto la sua resa dal vivo. Trovo davvero stimolante suonare con questi musicisti, creando qualcosa che va aldilà dell’esperienza del concerto. Chi viene ad un nostro live non si aspetti solo musica, ma una esperienza davvero totale. Fatta di immagini, musica e parole. Si viene proiettati in una sorta di bolla. Un qualcosa all’interno del quale la parte visuale non è fine a sé stessa, ma urgente e quasi immediata. L’obiettivo è intrattenere pubblico senza per forza dare spettacolo.  

Musicalmente mi sembra che il progetto sia la summa dei rispettivi approcci. Ci sento moltissimo la vena di Maroccolo nelle chitarre quasi in loop, piuttosto che la scarnezza del tuo modo di condurre la musica, o la vena elettronica molto contemporaena di Casacci. E’ un qualcosa di molto moderno, in bilico tra un cantautorato molto “attuale” come quello degli Offlaga Disco Pax, elettronica inglese e un taglio post-rock molto celebrale di scuola tedesca. Che ne dici?
Beh sì, penso sia molto giusto questo. La particolarità sta nella sintesi e nell’idea che sta alla base del progetto. Ognuno di noi ha gusti ed approcci anche molto diversi, però qui siamo riusciti a fornire una sintesi molto aperta di quelli che siamo. 

Ha senso un disco come questo nell’ambito della non-industria discografica? O secondo te vive ed emerge essenzialmente come progetto crossmedia? 
Il disco vive sia come episodio di una ricerca ma anche come concetto. Sono le idee che aprono brecce. Il nostro lavoro non è importante in assoluto ma può indicare una strada interessante. La ricerca è lo scopo del nostro lavoro, non certo altro. E dato che ci siamo trovati bene c’è la volontà di portarlo avanti. 

Per tornare per un momento a te, cosa prevedere il futuro di Riccardo Sinigallia?
Per il momento sto continuando a produrre ragazzi interessanti. Ho anche scritto le canzoni per il prossimo album, ne ho registrate cinque, me ne mancano quattro. Per la primavera del prossimo anno penso e spero avrete novità da me.

Ci speriamo. 

(Nella foto, da sinistra a destra: Fabio Peri, Gianni Maroccolo, Max Casacci, Vittorio Cosma e Riccardo Sinigallia)

La tournée di DeProducers partirà a fine gennaio 2013
Le date verranno rese note nelle prossime settimane. Per tutti gli aggiornamenti: 
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