Chissà se Mino e Massimiliano, due giovani imprenditori legati al settore delle costruzioni, hanno sentito le parole di Monti di ieri. Il Professore ha auspicato che si potrebbe individuare un percorso a tappe per la riduzione della pressione fiscale entro la fine della legislatura. Si potrebbe, o meglio non lo esclude.

Questione di termini, in un terreno minato in cui una sfumatura può significare molto per chi aspetta anche un piccolo segnale, una discontinuità con un presente che non fa intravedere il futuro. “Viviamo un circolo vizioso: nonostante un imprenditore abbia crediti, non riesce ad essere pagato. Questo comporta una difficoltà nel pagare i contributi e le tasse, con la conseguenza che gli enti appaltanti in questo caso non riescono ad ammetterlo alle future gare”, mi racconta Mino Convertino, presidente giovani imprenditori Cna Puglia. Mino rappresenta la voce di tanti, tantissimi imprenditori strozzati da una situazione paradossale. “Gli enti pubblici che pagano in tempi rapidi sono pochissimi. In Puglia la fotografia è allarmante. Troppi ritardi nei pagamenti, dovuti anche ai bilanci degli enti e al blocco dettato dal patto di stabilità”.

Le aziende maggiormente in sofferenza sono le piccole e medie imprese, quelle che hanno meno liquidità. Ogni azienda può arrivare a fare lavori e forniture fino ad un certo importo, poi se non incassa deve bloccarsi. Si bloccano anche gli investimenti, l’acquisto dell’attrezzatura, l’assunzione di personale specializzato. “A risentirne sono maggiormente i settori delle costruzioni e dei servizi che lavorano con il pubblico, e ovviamente anche i sub-appaltatori. Chi fa manutenzione delle scuole o delle strade, chi costruisce marciapiedi o palazzi. La situazione è davvero critica”, conclude Mino.

Nord e Sud vivono con questo cappio. Massimiliano Caporale, titolare di un’avviata impresa di ristrutturazioni e manutenzioni, realtà di successo avviata dal papà, mi dice: “Si lavora per appalti pubblici e in questo periodo il paradosso sono i tempi biblici dei pagamenti, tempi che rasentano l’anno. In più siamo vincolati al rispetto della regolarità del DURC, che è il documento di regolarità contributiva richiesto dal pubblico. In tutto questo le banche stringono i cordoni, purtroppo, ostacolandoci maggiormente”. La soluzione sarebbe fare un discorso di compensazione di debiti e crediti: io azienda devo allo Stato una certa somma di tasse, ma tu Stato mi devi diversi soldi, allora scaliamo quella somma.

La matassa è ingarbugliata e il sistema ingessato. Il blocco è anche in fase di partenza per coloro che vogliono misurarsi nell’apertura di un’attività imprenditoriale. E’ ancora necessario investire somme rilevanti o riempire modulistica o attenersi alla burocrazia. Marco Actis e Davide Fuggetta hanno aperto una società e fanno servizi di consegna a domicilio nella città di Torino, e il tutto in modo sostenibile, ovvero in bicicletta. La maggior parte dell’investimento iniziale di quindicimila euro è stato speso in pratiche burocratiche (autorizzazioni, assicurazioni, Inps e Inail) e nell’affitto della sede. Così ha dichiarato Marco Actis, intervistato da Linkiesta: “I costi tra varie autorizzazioni, licenze, i noti Inps e Inail, non sono irrisori soprattutto per chi come noi lavora sui 5 euro”. Anche per i pony express eco-compatibili è difficile districarsi per i tortuosi sentieri del sistema fiscale e burocratico nostrano.