Oltre 2800 passeggeri in poco più di un mese. È il boom registrato dalla compagnia russa Aeroflot che il primo settembre scorso ha inaugurato la prima tratta Bologna-Mosca. Due i voli in programma ogni giorno in partenza e in arrivo all’aeroporto Marconi che nel giro di tre settimane hanno fatto registrare un fattore di riempimento del 70%. “I voli stanno andando così bene, – dice Gennady Bocharnikov, il direttore Aeroflot Italia – che dal 29 settembre 2012 abbiamo sostituto gli aerei con Boeing 767 da 218 posti. Tra l’altro abbiamo constatato che i nostri passeggeri usano Bologna anche come scalo di transito, per proseguire su altre mete europee e non”. Un risultato sorprendente che se da una parte fa esultare l’aeroporto bolognese, dall’altra rischia di preoccupare le tratte vicine, in primis l’Aeroporto di Rimini.

Si tratta dell’ennesimo duro colpo per la già delicata situazione romagnola, dove tra piani istituzionali di smantellamento degli scali minori e debiti di gestione, la situazione è tutt’altro che rosea.

A preoccupare prima di tutto è il piano nazionale degli aeroporti del Ministro dello sviluppo economico Corrado Passera, la cui ultima versione è stata presentata lo scorso agosto. Il progetto prevede la riduzione degli scali aeroportuali italiani da 60 addirittura fino ad arrivare a 33. In Emilia Romagna i primi a rischio chiusura sarebbero l’aeroporto di Parma e Forlì, mentre Rimini è appesa ad un filo, tra rinnovo contratti con compagnie low cost e capitalizzazione della società di gestione della struttura. E il boom di passeggeri russi su Bologna potrebbe assestare un duro colpo, con un dirottamento della richiesta di voli verso il capoluogo di regione.

L’apertura della tratta Mosca – Bologna era attesa da molto tempo in regione e a convincere gli investitori sono stati i grandi dati di affluenza. “L’attivazione di questa rotta – aggiunge Armando Brunini, direttore generale dell’Aeroporto di Bologna– risponde alla crescente attenzione dei nostri passeggeri per le mete asiatiche: nei primi sette mesi dell’anno, infatti, i passeggeri diretti nei paesi appartenenti all’ex Unione Sovietica sono aumentati del 17% e quelli verso l’Asia del 21%, con picchi del 32% per Pechino, del 38% per Delhi e del 54% per Tokio”. Una decisione in perfetta linea con il piano Passera e che definisce l’aeroporto Marconi come un punto di riferimento strategico per il centro Nord e primo collegamento con la Toscana grazie ai treni ad alta velocità. Pisa e Firenze, gli altri due scali facilmente raggiungibili dalla stessa Bologna, dove è possibile avere arei lowcost e businnes con un semplice trasferimento di 37 minuti in treno. È il piano Passera, quello che segnerebbe la condanna delle piccole realtà aeroportuali a favore dei grandi centri, con un miglioramento di strutture e collegamenti.

L’apertura recente della tratta Bologna-Mosca non permette di avere dati aggiornati sulla reale influenza che tale scelta avrà sui voli che collegano Rimini con la Russia. L’aeroporto Fellini negli ultimi anni punta la sua sopravvivenza proprio sui passeggeri russi che fino al semestre scorso gennaio – agosto 2012 rappresentavano il primo mercato: 291.267 presenze per un più 7% rispetto allo stesso periodo nel 2011, su di un totale di 592.886 passeggeri. A spaventare ora è il futuro, con la possibilità di vedere quei clienti rivolgersi all’aeroporto di Bologna. I voli quotidiani fanno il resto, con un’ampia possibilità di scelta in termini di giorni e prenotazioni.

La situazione per i piccoli aeroporti emiliano romagnoli non è dunque delle più felici. E se non basta il Piano Passera, ci si mettono anche le singole compagnie che cominciano a preferire le grandi tratte. Due sole le strade che si prospettano per queste realtà: o chiudere i battenti oppure affidarsi agli enti locali, quegli stessi che in periodo di crisi economica però faticano ad avventurarsi in imprese così impegnative. Tragica la situazione del Ridolfi di Forlì che nonostante la decisione di chiusura dello scalo da parte del Piano Passera, la liquidazione della società di gestione dal maggio scorso e la mancanza di passeggeri continua ad essere tenuto in vita. Il piano nazionale Passera gli avrebbe assegnato un futuro come polo tecnologico aeronautico, ma l’ultima parola spetta ora a Comune e soci. Nel frattempo prosegue l’inchiesta della procura sul buco da oltre 10 milioni di euro delle vecchie gestioni del Ridolfi. 

Non migliore la condizione di Rimini, dove l’aeroporto è amministrato dalla Aeradria Spa che versa in difficili condizioni economiche. Importante il riavvio della collaborazione con Ryanair, la compagnia lowcost capace di attirare un gran numero di passeggeri sullo scalo riminese. A dichiararlo è stato lo stesso presidente di Aeradria Spa che ha annunciato l’intento di riportare la compagnia di viaggi a basso prezzo entro la fine di ottobre nuovamente a Rimini. Tentativi di salvataggio di una realtà che se abbandonata dalle istituzioni, rischia di essere mangiata anche dal polo bolognese che potrebbe lentamente attirare i tanto desiderati viaggiatori russi.