In questo periodo non passa giorno in cui non venga alla luce uno scandalo riguardo l’utilizzo (che definire sospetto è un eufemismo) di fondi pubblici, che siano i cosiddetti “rimborsi elettorali” o i rimborsi spese, il comune denominatore resta la completa mancanza di trasparenza e di controlli sulla gestione di queste somme.

Una storia interessante ed emblematica ci arriva dall‘Isola d’Ischia. Ne avevo dato notizia quasi un anno fa su questo stesso blog. stiamo parlando dell’utilizzo di fondi europei che sarebbero stati adoperati per il “miglioramento delle condizioni di fruibilità del territorio” ma che in primo luogo sarebbero stati attinti dal Fondo Sociale Europeo (che ha tutt’altra destinazione d’uso) e dove in secondo luogo lo stesso miglioramento del territorio è tutto da confermare, in particolare alla luce del video realizzato dal Movimento Cinque Stelle dell’isola d’Ischia che testimonia delle condizioni di estremo degrado della zona.

Come troppo spesso avviene le autorità italiane, (tra le altre, l’Autorità di gestione dei POR Campania) sollecitate da chi scrive, non hanno mai risposto,  ma, ancora una volta, interessando le istituzioni europee spesso e volentieri le cose vanno diversamente. La Commissione europea infatti, interrogata sulla vicenda non solo si è detta sorpresa (Il Fse non si occupa del finanziamento di infrastrutture, per quello c’è il Fondo Europeo di Sviluppo Regionale Fesr, ma non si è fermata qui, scrivendo alla Regione Campania per chiedere cosa fosse stato realmente finanziato con quei fondi.

E quando a scrivere è l’Europa le autorità italiane sono, stranamente, sempre più reattive (il caso “costi di ricarica” insegna). La Regione Campania, che fino a quel momento era rimasta muta davanti alle richieste dei cittadini, è qui “costretta” a smuoversi e chiedere chiarimenti al Comune di Barano.

L’amministrazione comunale però sembra fare “orecchie da mercante” non rispondendo nel merito ma confermando che tali risorse sarebbero state effettivamente utilizzate per “lavori di recupero ambientale e naturalistico delle incisioni naturali della fonte di nitrodiper un importo totale 1.410.731.720 (un miliardo quattrocentodieci milioni settecentotrentunomila settecentoventi delle vecchie lire), che non sono altro che l’equivalente di 728.582 € (settecentoventottomila cinquecentottantadue euro).

L’Autorità di gestione regionale del Fondo Sociale che aveva chiesto chiarimenti al Comune per conto della Commissione europea, rendendosi forse conto della piega kafkiana che sta prendendo la storia, nel trasmettere la risposta del Comune a Bruxelles ricorda al comune “pasticcione” che il Fondo Sociale Europeo serve a combattere la disoccupazione, promuovere la parità tra uomini e donne, e uno sviluppo sociale duraturo. E continua ribadendo che tra le spese ammissibili di certo non rientrano i lavori pubblici cui fa riferimento la targa in questione. Alla luce di ciò intima al Comune di rimuovere la famosa targa che testimonia del cofinanziamento del Fse. Un invito che sa di beffa e che fa tornare alla mente la storia della “sbianchettata” sulla radioattività delle terme ischitane.

A questo punto l’ipotesi che tali fondi siano stati utilizzati in modo improprio sembra farsi sempre più strada, oltre al fatto che resta ancora da capire che tipo di lavori siano stati effettuati con tutti quei soldi!

E’ per questo che la Commissione vuole vederci più chiaro e, pungolata da chi scrive, lo scorso 28 settembre ha sollecitato nuovamente la Regione Campania per avere copia del progetto, verbale di selezione e collaudo. L’acquisizione di tali documenti, fa sapere Bruxelles a questo punto è necessaria non solo per rispondere alla richiesta dei cittadini ma anche per tenere aggiornato l’Ufficio Antifrode Europeo (OLAF) che ha anch’esso deciso di aprire un fascicolo sul “pasticcio baranese”.

Alla prossima puntata!