Vorrei tornare sul tema del “fare pulizia” della corruzione politica, rispondendo qui anche a molti dei quasi 500 commenti arrivati dopo il mio ultimo post. Per esempio, Lazzaro47 ha scritto: “Io penso che se con Grillo ci liberiamo di tutti questi politicanti l’Europa e il mondo intero non potrà che congratularsi con il popolo italiano, la politica com’è oggi produce uno sperpero di risorse inaudito e non più tollerabile in un paese civile, se poi andremo a fondo questo è da vedere, comunque eliminiamo queste zavorre e galleggeremo meglio”.

Prima di tutto, “eliminiamo queste zavorre” mette nello stesso mazzo non solo i Fiorito e il suo partito, il Pdl, con gli uomini che ogni giorno tentano di risolvere i problemi dei cittadini con onestà e dedizione, magari a rischio della propria incolumità personale (due giorni fa in Calabria hanno bruciato l’auto del sindaco di Parghelia Maria Brosio) o semplicemente facendo il proprio lavoro senza orari, feste e vacanze, come fanno Giuliano Pisapia a Milano o Virginio Merola a Bologna (ed è una lista più lunga di quanto si creda).

Secondo, in un paese democratico dove i politici vengono eletti liberamente ci sarà sempre una percentuale non tanto piccola di persone che vogliono come rappresentanti dei personaggi come Fiorito, Dell’Utri o Berlusconi. Li vogliono perché sperano di averne favori, regali, prebende: a caccia di soldi per la strada più breve non ci sono mica solo Nicole Minetti e Ruby Rubacuori.

Storicamente, i partiti percepiti come “competenti” (o indispensabili per ragioni geopolitche, vedi la Democrazia Cristiana dal 1948 al 1992) sono stati votati massicciamente anche da elettori perfettamente al corrente del loro tasso di corruzione. Il Pci fece per anni campagna contro i “forchettoni” (DC, Coldiretti e altre organizzazioni collaterali) senza ottenerne alcun vantaggio in termini elettorali.

Questa constatazione ci porta al problema di fondo: gli elettori apprezzano l’onestà ma ancora di più apprezzano il sapere come il Paese verrà governato. Un lettore scrive: “Lo dica Lei Tonello cosa farebbe (io credo che Lei voglia continuare così …Monti) noi siamo già falliti per questo motivo tutto quello che succederà dopo ben venga, anche pagando un prezzo alto, ma senza quei personaggi che ci hanno portato e spinto a pagarlo, sono disposto a pagarlo per tornare libero per il momento me lo fanno pagare ma sono schiavo”.

Naturalmente, io non sono affatto favorevole a un nuovo governo Monti: quello che temo è proprio l’opposto e cioè una situazione in cui l’unica discriminante politica diventi il “non rubare”. Monti è personalmente onesto: ciò significa che dovremmo votarlo anche se volesse cancellare le pensioni, licenziare metà dei dipendenti dello Stato, chiudere le università, vendere il Duomo di Milano e la fontana di Trevi per abbattere il debito pubblico, aprire le galere con una maxiamnistia, fare un ponte non fra Reggio Calabria e Messina ma fra Civitavecchia e Olbia? Per me, no.

Fin qui, Parlamento e Governo hanno scelto la ricetta della recessione (chiamiamo le cose con il loro nome) definita dal premio Nobel Paul Krugman “suicida” dal punto di vista economico. Monti governa in nome di interessi di classe (o di ceti, lobby, corporazioni) a danno della stragrande maggioranza dei cittadini: il fatto che preferisca il loden alle feste vestito da centurione è sufficiente per sostenerlo?

So bene che Grillo si oppone al governo Monti ma se vuole ottenere un successo per il Movimento 5 stelle che non sia semplicemente di stima ha tutto l’interesse a dire subito cosa farebbe di diverso se andasse al governo. La semplice promessa di “fare pulizia” non è sufficiente per convincere i cittadini, che vogliono capire cosa propone per quanto riguarda il debito pubblico, il lavoro, le pensioni.

Grillo non è affatto un privato cittadino e il fatto che non si candidi personalmente alle elezioni non ha alcuna importanza: è il fondatore, la voce e il leader di un movimento che si presenta e quindi ha il dovere di dire ciò che vuol fare. Per esempio si può sostenere una soluzione simile a quella dell’Argentina: si dichiara che non si pagheranno più i debiti e poi si vede che succede. Oppure si può chiedere, come fa Alexis Tsipras di Syriza, che l’Europa sostenga maggiormente i paesi in difficoltà sui mercati finanziari. Si può essere a favore di maggiori poteri per l’Unione Europea in materia di bilancio oppure essere contrari (come sono gli inglesi) perché i parlamenti non avrebbero più alcun ruolo democratico, una volta privati della facoltà di decidere su tasse e spese.

Ciò che io vorrei sentire da Grillo è una presa di posizione chiara (e magari innovativa) su questi temi, altrimenti devo pensare che in fondo, un “governo degli onesti” (diciamo pure “dei non ancora inquisiti”) che tagliasse gli stipendi e i benefit dei politici gli andrebbe bene. Ovvero un Monti-bis.