Un milione e 300mila euro, la stessa cifra ipotizzata anche dalla Procura di Roma. A tanto ammonta il maxisequestro di beni di Franco Fiorito, arrestato con l’accusa di peculato il 2 settembre, che corrisponde a quanto i pm sostengono che l’ex capogruppo abbia sottratto ai fondi del Pdl della Regione Lazio. Soldi finiti sui suoi conti correnti e da lui in parte “investiti” in beni immobili. Nel decreto con cui ha ordinato il sequestro preventivo dei beni, il gip Stefano Aprile ribadisce poi quanto già scritto nell’ordinanza sottolineando che “l’esposizione degli elementi probatori non lascia spazio a interpretazioni di sorta: Fiorito ha trasferito (ha ordinato di trasferire) a proprio favore, senza lecita causa, dal conto corrente del gruppo consiliare del Pdl, del quale era presidente, la complessiva somma di 1.357.418”.

Tra i beni sequestrati in queste ore e riconducibili all’illecita attività di sottrazione dei fondi del gruppo Pdl alla Regione Lazio, ci sono anche la Villa al Circeo, la jeep comprata per l’emergenza neve a Roma, il Bmw, la Smart, sette conti correnti tra Roma e Anagni, quattro conti in Spagna (Tenerife, Madrid, Santa Cruz e La Coruña). Nel decreto di sequestro è stato disposto che le tre auto siano affidate alla guardia di Finanza per attività di polizia giudiziaria. Mentre il denaro dei conti correnti italiani sarà trasferito al Fondo Unico per la Giustizia.

Intanto è iniziato l’interrogatorio di garanzia nel carcere romano di Regina Coeli. Assistito dagli avvocati, Carlo Taormina ed Enrico Pavia, Fiorito viene interrogato dal gip Stefano Aprile, che ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare in carcere. All’interrogatorio partecipa anche il pubblico ministero, Alberto Pioletti. Già ieri i difensori di Fiorito avevano annunciato che il loro assistito non aveva intenzione di avvalersi della facoltà di non rispondere. A chi chiedeva se Fiorito fosse intenzionato oggi a fare qualche nome l’avvocato carlo Taormina con una battuta ha risposto: “Si, il suo”.

Nel provvedimento il giudice indica che la somma, “provento del delitto”, è stata ‘divisa’ nei vari conti correnti aperti dall’ex capogruppo del Pdl. Sul conto personale presso la filiale Unicredit Anagni-Casilina sono finiti 343.146,33 euro; su quello presso l’agenzia Unicredit Roma Eur 243.000 euro; sull’altro conto all’Unicredit di Anagni, quello cointestato con la madre, Fiorito ha versato 199.430 euro; sul conto 14069 del Monte dei Paschi di Siena sono andati invece 23.140 euro mentre sul conto 13411, sempre al Monte dei Paschi, 50mila euro; sul conto alla Deutsche Bank 50.280 euro e su quello alla Banca Popolare del Lazio 108.940. Ma non finisce qui: provento del delitto – e dunque oggetto del sequestro – sono anche i 25.144 euro versati da Fiorito sul conto aperto nella filiale di La Coruna del Banco Pastor, i 129.923,80 euro sulla filiale di Barcellona della Caixa Bank, i 37.722,40 sulla filiale di Santa Cruz de Tenerifice della Caja General de Ahorros de Canarias e i 339.482,40 messi nella filiale di Madrid del Banco Santander.

Quanto al sequestro della villa al Circeo – pagata complessivamente 800mila euro di cui 500mila con un mutuo, 200mila in contanti e 100mila con assegno circolare – il gip lo spiega cosi: “Sia la parte in denaro contante, in ragione delle anomale modalità di pagamento e dell’assenza di plausibili spiegazioni da parte dell’indagato, sia la parte versata con assegno circolare, devono considerarsi diretto provento del delitto di peculato”. “Il giudice può disporre il sequestro delle cose pertinenti al reato per cui si procede – è scritto ancora nel decreto di sequestro – qualora accerti l’esistenza di una possibile situazione di pericolo (aggravamento o protrazione delle conseguenze del reato ovvero agevolazione della commissione di altri reati) generata dalla libera disponibilità delle cose medesime, ovvero quando si tratti di cose di cui è consentita la confisca”. Dunque, conclude, “esistono i presupposti per la confisca diretta del corpo del reato (denaro sui conti correnti dell’imputato, autovettura Bmw e Smart) ovvero del profitto del reato (villa al circeo e Jeep) trattandosi di beni acquistati con le somme sottratte alla Regione”.