Un vertice a Palazzo Grazioli che si risolve con un nulla di fatto, mentre il partito moltiplica le divisioni interne. Silvio Berlusconi ieri sera ha convocato un incontro con i colonnelli del centrodestra nella sua residenza romana mentre imperversa lo scandalo Fiorito. Secondo Repubblica, ha annunciato di volere lanciare il suo nuovo partito “già nelle prossime settimane” specificando di non volere più accettare ricatti dai suoi. Ma dall’incontro non è scaturita nessuna linea sulle prossime politiche anche se, pare, in Lazio si faranno le primarie. Bocciata anche la bozza Calderoli sulla legge elettorale, sulla quale Berlusconi avrebbe manifestato le sue perplessità.

Nessuna decisione sarebbe stata poi presa in merito alla ‘questione’ Lazio dopo lo scandalo che ha investito il partito. Alfano avrebbe illustrato la riunione avuta oggi con i big locali del Pdl a via dell’Umiltà ma nessuna decisione definitiva sarebbe stata adottata al summit a via del Plebiscito. Lo stallo sulla legge elettorale, che è alla base del grande caos dentro il partito, di conseguenza congela anche le questioni che riguardano più direttamente il partito ed in particolare l’ipotesi che la componente degli ex An possa dire addio al progetto del Pdl. Anche se per ora non avrebbero né l’intenzione né la determinazione per lasciare il partito di centrodestra. Fino a quando le carte non saranno chiare – è il ragionamento che ha sempre fatto anche Berlusconi – nessuna decisione può essere presa. Questioni che rimangono in sospeso e che si accompagnano a un calo dei consensi, che secondo i sondaggi, sfiorerebbero il 18%.

Ma i nodi da risolvere per il fondatore del Pdl non si esauriscono solo sul piano politico. Secondo quanto scrive il Corriere della Sera, il Cavaliere sarebbe preoccupato da ciò che lo attende a breve, tra cui il processo Ruby, e nel suo progetto di partito vorrebbe riunire “i moderati”. Ma si rende anche disponibile a un eventuale ticket con Angelino Alfano per raccogliere più voti in vista della prossima tornata elettorale. Di certo, l’assetto del Pdl di oggi non è quello voluto da Berlusconi.