Non lo fare , Mark. Questo l’accorato appello di attivisti per la libertà della rete e blogger al fondatore di Facebook, in viaggio d’affari a Mosca. Tra una visita alla piazza Rossa, un saluto ai fan e un salto al McDonalds, nella capitale russa, Zuckerberg è andato soprattutto per parlare di business, lasciando da parte le questioni politiche. Occasione del viaggio era infatti soprattutto l’incontro con il primo ministro Dmitry Medvedev.

Dismessa la felpa per un più formale giacca e cravatta, il fondatore di Facebook è rimasto per circa venti minuti a colloquio con il premier, suo grande ammiratore e felice di avere una propria pagina sul social network. A Medvedev, Zuckerberg ha regalato una maglietta con il suo indirizzo Facebook, mentre non ha visto Vladimir Putin, anche se, più che per sua volontà, per la nota antipatia di quest’ultimo nei confronti del web.

La richiesta di non incontrare le autorità è arrivata da Oleg Kozyrev, blogger molto noto in Russia, che ha aperto, ovviamente su Facebook, una pagina dall’intestazione inequivocabile: “Zuckerberg, non fare l’amico dei dittatori”. Kozyrev, in fondo, chiede al padre del social network un atto di coraggio, invitandolo a non incontrare “le autorità che mettono in prigione i blogger e fanno leggi per ridurre la libertà su internet”, ma piuttosto proprio quei blogger che soffrono a causa di queste leggi”. La rete è una spina nel fianco per Vladimir Putin, che governa la Russia ormai di fatto da circa tredici anni. Durante le elezioni parlamentari del 2011, l’opposizione si è raccolta intorno Alexander Navalny, poi imprigionato all’indomani di una grande manifestazione di protesta tenutasi nella capitale. Chiuso da allora il suo blog che denunciava la corruzione e malefatte di Putin, mentre lo scorso giugno il parlamento ha approvato una legge di censura del web.

Rimane poi incerto il destino delle Pussy Riot – tre sotto processo in Russia, due fuggite all’estero, le altre ricercate –, che alcuni mesi fa hanno inscenato una protesta contro il Cremlino e la Chiesa Ortodossa, usando Twitter e Facebook per la propria visibilità. Tutti casi in cui i social media si sono dimostrati vitali per la critica al potere. Zuckerberg lo sa, ma sa anche, cinicamente, che la Russia rappresenta ormai per Facebook un grande mercato.

Il Fatto Quotidiano, 3 ottobre 2012