“Andavo a Saadallah al-Jabri, vicino il Circolo degli ufficiali dell’esercito, a comprare i libri usati quando studiavo architettura, vent’anni fa”. Abdulrahman, raggiunto al telefono durante uno dei rarissimi momenti di copertura, parla di una piazza centrale di Aleppo che non c’è più. Ricorda com’era fino a poche ore fa, fino a quando tre autobomba alle 7.45 di stamattina sono esplose una a distanza di pochi minuti dall’altra. Il bilancio è di almeno 48 morti, in gran parte militari, e un centinaio di feriti. I numeri, ancora drammaticamente provvisori, sono stati resi noti dall’Osservatorio siriano per i diritti umani con sede a Londra. Le prime due autobomba sono esplose a un minuto di distanza in due strade vicine all’ingresso di un circolo ufficiali.

“In realtà era di sottufficiali, perché quello dei più alti in grado lo hanno trasferito in una zona nuova di Aleppo”, spiega l’architetto. Una terza macchina è saltata in aria poco lontano, all’ingresso della città vecchia già coinvolta dai combattimenti degli scorsi giorni che hanno portato alla distruzione parziale dello storico suq della città. Le immagini diffuse dalle televisioni locali mostrano almeno due edifici distrutti. “Sotto le palazzine si sentono lamenti, le gru stanno tentando di rimuovere le macerie per tirare fuori la gente”, prosegue il testimone. Difficile fare una stima di quante persone potrebbero trovarsi sotto lamiere, pietre, marmi e pezzi di calcestruzzo. Saadallah al-Jabri era una piazza commerciale piena di negozi più che di case. “I commercianti sono venuti nel pomeriggio a cercare di recuperare ciò che rimane nei loro locali, non ne possono più – spiega Abu Abdo, il cui ufficio è rimasto sventrato dall’esplosione – A loro non importa chi ha provocato una cosa simile, né di abbattere questo regime, desiderano solo tornare a una vita normale”.

Gli attentati non sono stati ancora rivendicati, mentre le milizie dei ribelli hanno attaccato alcune postazioni dell’esercito distruggendo due carri armati: al momento non si ha alcun bilancio delle vittime di queste operazioni iniziate nella notte. La settimana scorsa l’esercito siriano libero aveva annunciato l’inizio di un’offensiva su vasta scala per la conquista della seconda città del Paese, da oltre due mesi teatro di violenti combattimenti. Dal sito di notizie locali di Aleppo al Akselser si legge inoltre di molti testimoni che avrebbero sentito un fischio prima di una delle esplosioni, sarebbe stato un caccia, quindi, a provocarne la detonazione. L’attentato colpisce inoltre una zona molto centrale destinata, entro un paio d’anni, ad essere rasa al suolo in vista di una ammodernamento stabilito dai nuovi piani urbanistici.

Saadallah al-Jabri era una piazza molto piccola durante il mandato francese, abitata da cristiani, ebrei e musulmani. Oggi la maggior parte dei proprietari dei negozi sono per lo più sunniti ma ci sono anche molti armeni e cristiani. L’area, sotto controllo delle autorità governative, era ed è tuttora sotto massima sorveglianza. “Davanti a un ammasso di macerie, parti di corpi umani e scarpe senza più padroni che senso ha chiedersi chi è stato?”, chiede Abdulrahman. L’attentato di Aleppo di oggi è stato il primo, in ordine cronologico, di una intensa giornata di violenze in Medio Oriente. Un’esplosione è infatti avvenuta anche all’interno di un deposito di armi di Hezbollah, il movimento sciita libanese, nella valle della Bekaa, non lontano dal confine con la Siria. Secondo la televisione libanese Lbci vi sarebbero alcune vittime. E resta caldo anche il confine con la Turchia. Dei proiettili di mortaio sparati dalla parte siriana della frontiera hanno ucciso e ferito diverse persone a Akcakale, località del sud est della Turchia. Mentre sul versante iracheno si è appena concluso il mese con più vittime a causa degli attentati degli ultimi due anni. Oltre 370. Un numero rimasto pericolosamente oscurato dalle notizie che arrivano dalla confinante Siria.

di Susan Dabbous