Mentre in Grecia il paese ribolle e il governo continua la sua opera di tagli a stipendi e pensioni da Atene arriva una notizia che ha del curioso, per non dire di peggio. Il Ministero dello Sviluppo Economico ha infatti annunciato ieri in una nota di aver avviato le pratiche per sbloccare la cifra di 30 milioni di euro di denaro pubblico da destinare alla costruzione di un autodromo a Xalandritsa, vicino a Patrasso. L’ennesima iniezione di denaro pubblico destinata a fare la fortuna di qualche privato – in questo caso del consorzio privato Racetrack Patras SA, che investirebbe altri 64 milioni (per un totale di 94 milioni) per la costruzione di un circuito in cui in futuro si possa disputare il Gran Premio di Formula Uno – piuttosto che quello di un paese sull’orlo del collasso. 

Lo sblocco dei 30 milioni deve essere ancora approvato dal Parlamento, che in questi giorni segue con apprensione i colloqui tra governo e Troika sull’approvazione delle nuove misure di austerità. Ma un portavoce del Ministero dello Sviluppo Economico già si è portato avanti. E alla radio greca SportFm ha dichiarato che la costruzione del nuovo circuito porterebbe lavoro nella zona e un ritorno economico importante, dato che il clima mite del paese aiuterebbe a fare in modo che si possa correre non solo il Gran Premio, ma anche le sessioni invernali di prova della Formula Uno. Una presa di posizione alquanto curiosa dato che a New York il Gran Premio che sarebbe dovuto partire il prossimo anno è ancora in bilico: mancano infatti i fondi dei privati e, nell’attuale congiuntura economica, è difficile che vengano reperiti. Evidentemente in Grecia è più facile.

Ma anche se la situazione in Grecia fosse rosea, non va dimenticato che una delle cause che hanno portato il paese all’indebitamento è stata lo spreco di soldi pubblici per le infrastrutture delle Olimpiadi di Atene 2004. Una spesa di 10 miliardi di euro (sui 13 totali messi dal governo) per la costruzione di infrastrutture che, appena terminati i Giochi, sono rimaste inutilizzate e oggi versano in un totale stato di abbandono. Anche allora il governo greco assicurò che l’investimento avrebbe portato benefici per l’economia e posti di lavori a lungo termine: otto anni dopo però, la triste verità è sotto gli occhi di tutti.