Non ha potuto fare altro che ammettere la sconfitta del suo partito, il presidente della Georgia Mikhail Saakashvili, dopo una notte in cui ha tentato di contestare l’esito delle urne. Con un discorso in diretta televisiva, il presidente, in carica dal 2003, ha ammesso che il partito del rivale Bidzina Ivanishvili ha ottenuto la maggioranza dei seggi nel parlamento, dopo elezioni che gli osservatori internazionali hanno giudicato libere e corrette.

Il partito di Ivanishvili, Sogno Georgiano, ha avuto 77 seggi sui 150 che compongono il parlamento dello stato caucasico e per quanto la vittoria elettorale sia la prima transizione di potere con metodo democratico nella Georgia post-sovietica, l’ammissione della sconfitta da parte di Saakashvili ha evitato che potessero crearsi tensioni che pure erano nell’aria. Il presidente rimarrà in carica ancora per un anno, fino allo scadere del mandato e alle seguenti elezioni presidenziali, ma le riforme costituzionali approvate di recente hanno modificato l’assetto istituzionale, dando maggiori poteri al primo ministro e al parlamento rispetto alla presidenza.

Il leader di Sogno Georgiano, Ivansishvili, è l’uomo più ricco del paese, il cui palazzo di vetro e cemento, con eliporto privato, domina il panorama di Tbilisi, la capitale. Famoso per la sua collezione di opere d’arte e per i generosi finanziamenti alle iniziative culturali, Ivanshvili ha fatto la sua fortuna economica (che l’anno scorso era stimata come equivalente a metà del Pil georgiano) nel corso degli anni Novanta, nella fase di passaggio dello smantellamento del sistema siderurgico pubblico sovietico.

Per contrastare il suo appeal misterioso (e i suoi soldi) Saakashvili aveva cercato di rinverdire il ricordo della “Rivoluzione delle rose” che lo aveva portato al potere nel 2003, dopo che la repubblica ex-sovietica era stata guidata per undici anni, da Eduard Shevarnadze, ex ministro degli esteri dell’Urss, dopo l’indipendenza conquistata con il leader nazionalista Zviad Ghamsakhurdia, nel 1991. Sulla sconfitta di Saakashvili pesa il ricordo della guerra contro Russia del 2008, quando Mosca ha efficacemente sottratto al controllo georgiano la regione dell’Ossezia del sud e dell’Abkhazia, ma soprattutto la difficile situazione economica del paese, un tempo una delle zone più ricche dell’Urss.

Inoltre, anche se quando venne eletto per la prima volta, nel 2004 a 37 anni, si presentava come un campione dei diritti umani, l’ultima sua presidenza è stata costellata di episodi di mano dura contro le opposizioni interne: 2011 manifestazioni di massa contro la corruzione e per le sue dimissioni sono state “gestite” con la mano dura della polizia che ha ucciso anche due manifestanti. Nel 2007, manifestazioni simili lo avevano portato a dichiarare per breve tempo lo stato d’emergenza e ancora nel 2011 aveva cercato di impedire l’ingresso in politica di Ivanshvili privandolo della cittadinanza georgiana sulla base del fatto che il leader di Sogno Georgiano ha anche la cittadinanza francese e quella russa.

E se Saakhashvili ha puntato tutto sui rapporti con l’occidente e la Nato, tanto che un contingente di truppe georgiane è stanziato a Camp Arena, la base a guida italiana ad Herat, in Afghanistan, il suo rivale politico, probabile presidente dal prossimo anno, potrebbe invece riannodare i rapporti con Mosca. Non solo, come dicono i suoi detrattori, perché i suoi interessi economici sono in territorio russo, ma anche per convenienza. Le difficoltà economiche di quasi quattro milioni e mezzo di cittadini georgiani sono infatti legate in parte alle difficoltà di approvvigionamento energetico dalla Russia, con una politica dei prezzi di Gazprom che, a partire dal 2006, ha messo fine alla vendita di gas al di sotto dei prezzi di mercato come ai tempi dell’Unione sovietica. Da allora, il prezzo del gas è quadruplicato.

Anche il sostegno statunitense alla Georgia di Saakhashvili è dovuto soprattutto a motivi energetici. Il paese, infatti, ha accettato il progetto di oleodotto che da Baku (in Azerbaijian) sbocca a Ceyahn, in Turchia, passando appunto per Tiblisi: un modo per portare il greggio del Caspio fino al Mediterraneo bypassando sia Russia che Iran.

Nell’immediato, i prossimi mesi saranno di difficile convivenza tra il presidente sconfitto e il nuovo parlamento dominato dai suoi avversari e non è escluso che Saakashvili, avendo capito che la sua epoca è ormai al crepuscolo, possa decidere di dimettersi per avere elezioni anticipate che stabilizzino il quadro politico. Per il suo partito, però, ha annunciato un futuro all’opposizione, “nell’interesse della Georgia”.

di Joseph Zarlingo