“Siamo giunti ad un punto in cui a volte non riusciamo a a stare dietro a tutte le richieste e tardiamo con le forniture”. Non è una sorpresa quanto racconta Davide Carlini, titolare dell’agriturismo “La Fattoria Oasi” ma soprattutto del “Birrificio Rurale” – in provincia di Pavia – che in un anno e mezzo ha dovuto triplicare la capacità produttiva di birre di qualità. Il mercato premia infatti le birre speciali che hanno fatto registrare una crescita del 10%, mentre sul fronte opposto le birre chiamate saving, secondo una classificazione strettamente commerciale dal basso prezzo ma soprattutto di scarso livello, continuano a perdere terreno. Insomma i consumatori hanno scelto di premiare le birre più buone tra cui troviamo alcune produzioni del Birrificio Rurale che in tre anni ha messo in pista una serie di stili di birra diversi dalla classica rossa, alla blanche, e persino una nera ma molto particolare per il suo retrogusto agrumato e per la forte gradazione alcolica (7,5), tanto da essersi meritata il nome di Castigamatt. Una birra, chiamata l’Oasi in onore dell’agriturismo, è completamente ecologica aromatizzata al miele di castagno: un miele prodotto dalle arnie presenti in azienda.

Ma tutti in nomi della produzione del birrificio sono molto evocativi: troviamo così Seta dalla dolce speziatura al coriandolo, o la Milady che si abbina perfettamente con formaggi e carni rosse. Una voglia di sperimentare e di innovare che ha fruttato a questo birrificio per ben due volte un riconoscimento al tradizionale appuntamento di Rimini, Pianeta Birra, dove ogni anno vengono premiate le birre artigianali. “Siamo riusciti a vincere davanti ad altre 300 produzioni diverse – ha continuato Carlini – e questo ci è stato di grande aiuto per farci conoscere. Siamo partiti pian pianino e nel giro di un anno mezzo la nostra capacità produttiva è dovuta triplicare tanto che oggi siamo agli 85mila litri annui”. La produzione avviene all’interno di un vecchio silos inutilizzato dove una volta veniva raccolto il grano e guarda più che al mercato della grande distribuzione, alle enoteche o ai ristoranti, avendo scelto fin da subito un pubblico ben selezionato. In tutto questo non si tratta di una scelta di birre così sofisticate da risultare di difficile degustazione, un po’ come certi vini le cui qualità emergono solo nelle bocche dei somelier: “Noi vogliamo fare delle birre beverine e non di meditazione – ha concluso Carlini – vogliamo che vengano bevute perciò stiamo attenti sia alla gradazione alcolica che non deve essere eccessiva sia al prezzo che in media non supera i 9 euro al litro”.

di Massimiliano Carbonaro

www.puntarellarossa.it