La notizia non è freschissima in quanto risale a quasi un mese fa: ma si tratta di una di quelle notizie che ti entrano d’improvviso e con violenza nella vita, ti fanno reagire di primo acchito in una certa maniera – di pancia, direi – e poi ti costringono ad una riflessione a più ampio raggio, spostando il tema dal micro al macro. Ed è per questo che, dopo un’opportuna fase di digestione, la metto sul piatto adesso.

Il governo honduregno ha firmato nel mese di settembre un accordo con Mkg, società immobiliare americana, per avviare la costruzione di una città “privata”. Avete capito bene, privata: che non vuol dire autonoma, federale o quant’altro. Vuol dire proprio privata. Costruita totalmente da privati, con capitali propri, e gestita da una sorta di consiglio di amministrazione formato rigorosamente da privati (non amministratori pubblici), che nominerà un governatore con modalità simili a quelle usate per la nomina di un amministratore delegato di un’azienda. Dopo qualche tempo, forse, i cittadini verranno consultati tramite voto, sull’ipotesi di fondo che, essendo una città nuova ed avendo quindi essi deciso di trasferirsi loro sponte, abbiano in fondo già aderito a questo strano regime di governance.

Sarà una città quasi totalmente slegata dal proprio Stato di appartenenza: sistema fiscale ed economico totalmente autonomo, legislazione propria (tranne che per pochi ambiti come il penale, dove sarà applicata la legislazione nazionale quello statale), ordine pubblico, sanità ed educazione tutti gestiti in loco.

Vista così, sembra una follia: la rinuncia dello Stato ad esercitare la sovranità territoriale all’interno dei propri confini, in cambio di cospicui investimenti stranieri. Con il rischio di farne una sorta di residence 5 stelle per ricchi, con regimi fiscali di convenienza e facilitazioni per lo start-up di business, commerci con l’estero etc.. sarebbe però troppo facile liquidarla come la classica pazzia esotica: senza andare troppo lontano, basta farsi un giro a Copenaghen ed andare a vedere Christiania, un quartiere hippy che gode di uno status misto di comunità parzialmente indipendente a fronte dell’acquisto nel 2011, da parte dei circa 700 abitanti del quartiere, di tutto il complesso, per una cifra pari a 10 milioni di euro.

Senza tapparsi naso ed occhi, forse è giunto il momento di prendere atto – malvolentieri, lo ammetto – dell’inevitabile e progressivo arretramento dello Stato e svolgere un riflessione seria e prospettica su quali siano gli ambiti in cui governo nazionale ed enti locali possano eventualmente abdicare dalla gestione diretta, ponendosi solo come ente regolatore e di garanzia verso iniziative di questo tipo. Giusto per non farsi trovare impreparati all’evenienza.