Cercare il giorno in cui La7 fu messa in vendita è irrilevante. La7 è in vendita, per definizione.

E non conta la posizione ufficiale o ufficiosa di Telecom Italia, la decantata procedura di dismissione, l’incomprensibile scorporo, le divaricazioni aziendali e i turbamenti degli azionisti. La7 in vendita è un progetto a breve scadenza per chi la gestisce. Stranamente, però, prima di sbolognare il canale e le frequenze, Telecom Italia Media ha investito parecchi milioni di euro. Il prodotto è migliorato.

È diventato ricco e vario, non soltanto Enrico Mentana, ma anche Geppi Cucciari, Teresa Mannino, Maurizio Crozza, Corrado Formigli e Michele Santoro, più numerosi esperimenti riusciti o falliti subito. Questo è un bene, o anche un limite. Perché i potenziali acquirenti, il terzetto che si è spinto sino a un’offerta non vincolante (la telefonica H3G, gli americani di Discovery e il Fondo Clessidra), valuteranno l’impatto economico e non il brivido di sfidare il duopolio scricchiolante di Rai e Mediaset.

La pubblicità di La7 è cresciuta di poche decine di milioni di euro nel primo semestre 2012, non ha retto la pubblicità nei mesi estivi e, soprattutto, non incide sul passivo. Aumentano i ricavi, lievita il debito. Ormai oltre quota 200 milioni. Rimettete tutto in ordine, e pensate di avere 500 milioni di euro per comprare la televisione con i contenuti e i piloni con le antenne: i 200 milioni vi spaventano, e le inesorabile perdite nel bilancio annuale vi scoraggiano? Forse sì, molto. Ed è comprensibile.

Poi ricordatevi che il palinsesto sarà bloccato per la prossima stagione e che la fragilità di viale Mazzini e Cologno Monzese non permette colpi ad effetto né cambi di direzione. Perché La7 sarà pure una potenziale corazzata, ma l’abbondante 3 per cento di share fa ancora il solletico a Mediaset e Rai, che dispongono di tantissimi canali e tantissime varietà. La7 è in costruzione, e da anni. Ma è già abitata. Non può essere abbattuta, sarebbe una follia. Non può ripartire da zero, sarebbe un trauma. E non potrà mai emulare Rai1 o Canale5, rinunciando a un’identità abbastanza definita: La7 è una televisione fondata sull’informazione e l’approfondimento.

Anche senza Telecom Italia, per molto tempo, La7 sarà la rete di Telecom Italia. E magari il presidente Franco Bernabè, che non poteva contraddire completamente gli azionisti, avrà imboccato il percorso di vendita senza crederci troppo. Proprio perché conosce il giocattolo, i pregi (editoriali) e i difetti (finanziari). Il momento, però, è di aiuto. Sky resta rinchiusa nel suo splendido monopolio satellitare. Rai e Mediaset provano a correre con poco ossigeno. Se la pubblicità non dovesse riprendere vita, sarebbe impossibile evitare sacrifici (cioè tagli) per Rai e Mediaset. La7 ha campo per estendersi e spazio per mangiucchiare share ai concorrenti. Deve farlo presto, però.

E con un proprietario che non ci concentra sul profitto. Cosa non semplice né scontata. Telecom se la prende con estrema calma. Sono trascorsi tre mesi dal primo approccio (le manifestazioni d’interesse) ai primi gesti non più simbolici (offerta non vincolante). La7 doveva avere una nuova famiglia entro il 31 dicembre 2012. Impresa impossibile. Non basteranno tre o sei mesi in più. Ma aspettare all’infinito è un danno per La7.

Il Fatto Quotidiano, 30 settembre