Bisogna premiare le regioni virtuose e commissariare quelle non virtuose”, ha detto il ministro Passera in un dibattito con il leader leghista Maroni e già in queste parole si può rintracciare lo spirito dei tempi ridotto a barzelletta.

Innanzitutto, l’uso del “bisogna”, che insieme al “serve” è il verbo più abusato dai politici italiani (ora anche dai tecnici) in quanto sufficientemente vago e impersonale per non promettere nulla facendo finta di annunciare la presa della Bastiglia (che i giornali infatti titoleranno come tale). E poi, a chi diavolo verrebbe in mente di definire “non virtuose” le implacabili mandibole dei consiglieri regionali laziali o le frodi chilometriche dei loro degni colleghi piemontesi con richieste di rimborso viaggio equivalenti a sei volte il giro della terra?

Senonché da platee a tal punto derise non partono ortaggi e male parole, ma applausi scroscianti per la semplice ragione che sulle poltrone si accomodano soprattutto quei ceti composti dalle seconde, terze e quarte file che alle mammelle di questa politica succhiano assunzioni, rimborsi e vitalizi in quota parte rispetto agli assessori e consiglieri di riferimento. I numeri della grande rapina li abbiamo letti giovedì scorso sul Sole 24 Ore.

Spesa delle regioni lievitata del 40 per cento, dai 107,6 miliardi di euro del 2001 ai 151 miliardi del 2010. Raddoppio delle spese sostenute per indennità e fondi alle caste locali pagati con l’aumento del 50 per cento delle imposte territoriali. Invece di raggirare i cittadini con i “bisogna” e i “serve”, i tecnici farebbero meglio a tacere il falso non potendo dire il vero. Che, cioè, con un debito pubblico che sfiora i due miliardi di euro, l’Italia commissariata da Bruxelles, dalla Bce e dalla Merkel a lungo continuerà a essere governata da Mario Monti o comunque da figure “di garanzia” assimilabili alla sua.

Qualcuno può pensare davvero che l’Europa, i mercati e la Casa Bianca possano affidare il grande malato italiano, con tutto il rispetto, ai Bersani o ai Renzi? A cosa serviranno allora le elezioni? Semplice: a ridistribuire i posti a tavola e le fette di potere tra i vecchi partiti (con esclusione dei non invitati, a cominciare dal movimento di Grillo). Spiace essere prosaici, ma l’estrema delicatezza con cui l’ex preside della Bocconi sta trattando un sistema parassitario di gusci vuoti e di apparati costosissimi la dice lunga sulla spartizione dei ruoli e su chi farà cosa. Ma anche su certe pericolose commistioni, come le telefonate del banchiere Ponzellini (poi arrestato) con quel Vittorio Grilli allora impegnato nella scalata a Bankitalia e oggi ministro dell’Economia. Come la legge anticorruzione la cui sorte parlamentare sarà decisa da più di cento tra condannati e indagati.

Il Fatto Quotidiano, 30 Settembre 2012