Gli scandali che si stanno succedendo dalla Lombardia al Lazio, dal Piemonte all’Emilia, dalla Campania alla Calabria, dimostrano che nonostante la lezione dei Craxi, Mastella, Cirino Pomicino e delle tangentopoli vecchie e nuove, la situazione in questi anni non è migliorata. L’Italia sta vivendo la trama di un film surreale, che dura da troppi anni, con protagonisti uomini e donne che si spacciano per politici.

Ci si spacciano perché in realtà sono delinquenti comuni che si sono appropriati del denaro pubblico. Invece di inseguire il bene collettivo, hanno pensato solo ad approfittare del loro ruolo. Utilizzando i soldi di noi cittadini come bancomat personale o facendosi pagare i loro lussi in cambio di favori.

E mi sembra giusto chiamarli con il loro nome: ladri. Ladri di denaro, certamente. Dei soldi faticosamente tagliati dalle tasche di pensionati che non arrivano a fine mese, dalle tasche dei lavoratori – magari precari – che sanno di non avere futuro, dalle tasche delle famiglie che non arrivano a pagare le bollette.

E che rappresentano l’80% delle entrate erariali. Ladri di denaro, ma anche ladri di sogni. Perché ci hanno rubato la speranza che la politica possa essere orientata al bene collettivo, anziché a quello personale dei politici. E’ ovvio che la magistratura indaghi sul furto di denaro.

Ma noi, cittadini indignati e attivi, protagonisti di tante battaglie in nome della correttezza e della legalità, abbiamo il dovere di ribellarci e di chiederne conto, chiedendo la restituzione dei nostri sogni e delle nostre speranze. Impegnandoci, una volta cacciati i mercanti dal tempio, a rimettere la giustizia e la legalità al centro dell’etica politica.

Controllando meglio che i nostri eletti svolgano il loro ruolo in maniera integerrima e irreprensibile. Perchè le istituzioni si trasformino in case trasparenti dove i cittadini non si debbano sentire intrusi. Per riappropriarci del nostro futuro, e dei nostri sogni.