“Sacrifici e innovazione”. La ricetta del premier Mario Monti per traghettare l’Italia fuori dalla crisi la conoscono ormai tutti, anche se, almeno per ora, è ben chiaro che cosa intenda con “sacrifici” ma un po’ meno con “innovazione”. Una conferma della minore importanza assegnata all’innovazione sta arrivando in questi giorni con il rinnovo dei vertici dell’Enea, l’agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile.

Il commissario dell’agenzia, l’ingegnere Giovanni Lelli, è scaduto venerdì 28 settembre, ma fra le fila dell’esecutivo non sembra essere stata avvertita alcuna urgenza riguardo la nomina del suo successore. E’ pur vero che l’esecutivo ha altri 45 giorni per assolvere al proprio compito, ma l’importanza di quest’agenzia richiederebbe maggior tempismo. L’Enea, pur con la sua storia travagliata, è uno dei più importanti enti pubblici deputati alla ricerca e allo sviluppo.

Dai più è conosciuta per la comunicazione che bisogna fare per ottenere la detrazione del 55% delle spese effettuate per la riqualificazione energetica degli immobili, ma l’Enea ha svolto un ruolo di primaria importanza nella ricerca sull’energia nucleare e successivamente sulle energie rinnovabili. Dal 2005 (governo Berlusconi) è stata retta quasi ininterrottamente da un commissario, decisione presa in prima istanza in seguito ai dissidi interni sorti sotto la presidenza del premio Nobel Carlo Rubbia, con cui è entrato in conflitto, tra gli altri, anche Lelli.

Un’altra importante svolta per l’Enea si è registrata nel 2009 (governo Berlusconi e ministro dello Sviluppo economico Scajola), quando il “ddl Sviluppo” è diventato legge. Uno dei suoi articoli ha decretato la soppressione dell’Ente per le nuove tecnologie, l’energia e l’ambiente (Enea) e l’istituzione dell’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile, che però ha continuato a chiamarsi Enea.

Lo stesso articolo prevede anche un nuovo riordino dell’ente che dovrà essere stabilito da un decreto ministeriale, a oggi non pervenuto. Monti e Corrado Passera dovrebbero dunque non solo nominare il nuovo commissario ma decidere anche l’assetto definitivo dell’Enea. E dire che l’attuale esecutivo dovrebbe conoscere molto bene la situazione dell’Enea, dal momento che tra le sua fila annovera Corrado Clini che è stato a lungo membro del consiglio di amministrazione dell’ente e, successivamente, vice-commissario.

Va però dato atto al governo che la situazione dell’Enea non è delle più semplici: il suo compito principale era la ricerca sull’energia nucleare ma la vittoria del no all’atomo nel referendum del 2011 ha reso superata questa destinazione. Ciò non toglie, però, che l’Enea sia una pedina di grande importanza della politica energetica del nostro Paese, settore a cui il governo dei tecnici dichiara di voler dedicare grande attenzione.

L’ente svolge inoltre importanti funzioni anche in altri campi. Di recente, per esempio, ha contribuito all’analisi dell’impatto ambientale dell’Ilva di Taranto. L’Enea dispone di ben 11 centri di ricerca e di 13 Centri di Consulenza per l’Energia e l’Innovazione (CCEI), distribuiti su tutto il territorio italiano, che operano come veri e propri “terminali territoriali”. Essa vanta inoltre un ufficio di rappresentanza a Bruxelles che ha il compito di promuovere e rafforzare l’immagine e la partecipazione dell’Enea a livello dell’Unione europea. Enea controlla infine il 40% di Nucleco, la società deputata alla gestione dei rifiuti radioattivi. Il restante 60% è di Sogin, società incaricata della bonifica dei siti nucleari italiani e controllata al 100% dal ministero dell’Economia e delle Finanze.