La palazzina della Asl Roma A nel centro della capitale è un pessimo esempio di architettura moderna. Un cubo di cemento incastonato nel quartiere ottocentesco della Roma capitale, nato dopo l’unificazione. Ed è il centro di un vero e proprio giallo che nei giorni della crisi della Regione Lazio raggiunge il cuore della giunta Polverini, il sistema sanitario fatto di ospedali che chiudono e di emergenze senza fine. Al secondo piano degli uffici che coordinano gli ospedali del centro di Roma svolge una particolarissima consulenza l’avvocato Luciano Crea, originario di Taurianova, con incarichi di assoluta fiducia affidati direttamente dai vertici dell’azienda. Collaborazione intensa, svolta all’interno della struttura della direzione generale, raccontano alcuni medici, dove passano i principali appalti per centinaia di migliaia di euro, tra le scrivanie con i dati più sensibili del core business della regione Lazio. Con un dettaglio non da poco: nessun contratto lega il professionista alla Asl Roma A. Nulla di nulla, tanto che il suo nome è completamente assente dal sito istituzionale dell’azienda sanitaria di via Ariosto. Un vero mistero per i dipendenti e i medici, che quotidianamente lo incontrano nei corridoi, costretti a volte a sentire anche le sue lamentele su scelte da lui non condivise. Un consulente inesistente per lo Stato, con in mano le chiavi del potere economico e gestionale.

Luciano Crea non è però un emerito sconosciuto per il direttore generale Camillo Riccioni. In una interrogazione firmata dal gruppo dei radicali presentata alla Camera dei deputati lo scorso novembre – rimasta ad oggi senza risposta – si svela in parte il mistero: l’avvocato calabrese è in realtà il cognato del direttore. Di sicuro il rapporto fiduciario non manca. “Anzi, proprio di questo si tratta”, spiega a ilfattoquotidiano.it il diretto interessato, raggiunto telefonicamente. “Le confermo il rapporto fiduciario che ho con il direttore generale Camillo Riccioni – commenta Luciano Crea – che si svolge a titolo assolutamente gratuito, senza nessun costo per la struttura”. E sulla parentela? “E’ vera, ma qual è il problema?”. Secondo l’avvocato non esiste nessun contratto perché in realtà il suo rapporto professionale è direttamente con il direttore generale e non con la Asl: “Ma so che proprio in questi giorni stanno preparando una delibera per formalizzare il tutto, senza alcun onere, chiaramente”.

A rendere ancora più incredibile il caso è il silenzio tombale della Regione e della ormai ex governatrice del Lazio Renata Polverini. In questo caso dire che non sapeva sarebbe una bugia clamorosa, visto che la presenza – ritenuta “abusiva” da alcuni sindacati dei medici – del cognato del direttore generale all’interno degli uffici della Asl è stata segnalata dai radicali in una interrogazione diretta al “presidente della giunta regionale del Lazio” fin dal luglio del 2011. Nessuna risposta è mai arrivata, neanche una nota informale, nulla di nulla.

Oggi il caso è arrivato sul tavolo del procuratore di Roma Giuseppe Pignatone, con un esposto dettagliato presentato dalla Federazione dei dirigenti e direttivi della sanità. Duro il quadro disegnato dal sindacato dei medici: “Luciano Crea è presente quotidianamente all’interno dei locali della Direzione Generale – spiegano – esercitando, senza alcun titolo legittimante, funzioni istituzionali”. La giornata del cognato del direttore generale sembra poi essere particolarmente intensa: “Riceve sistematicamente i dirigenti dell’Azienda fornendo loro direttive – proseguono nel racconto i medici che si sono rivolti alla Procura – su questioni riguardanti l’ufficio cui sono preposti. Cura anche i contatti con i fornitori”.

Chiamando gli uffici della Azienda sanitaria le risposte che si ricevono sono contraddittorie: “Non risulta questo nome nella nostra intranet”, risponde l’ufficio relazioni con il pubblico della Asl Rm A. Ma basta contattare la direzione generale per avere un altro tipo di risposta: “L’avvocato in questo momento non è in sede”. “Io ho un’attività professionale particolarmente intensa – commenta Luciano Crea – e non è vero che frequento gli uffici Asl full time, come raccontano in giro”. Dettagli oggi al vaglio dei magistrati della Procura romana.