Le immagini dell’assalto al Parlamento spagnolo si stanno riproducendo a vista d’occhio in tutti i social network. Sono in molti a chiedersi come mai, in Italia, a fronte di un susseguirsi inarrestabile di scandali, non succeda la stessa cosa.  E’ opinione diffusa che gli italiani siano degli abili maestri nell’ “arte di arrangiarsi” e chi “fa da sé”, si sa,  è quasi sempre un individualista, poco attratto dalle rivoluzioni che sono pur sempre un fenomeno collettivo.

Credo invece che questa apatia diffusa non durerà a lungo. Gli scandali continueranno a scoppiare uno dopo l’altro e non tanto perché le malefatte dei politici sono come la schiuma che “prima o poi viene sempre a galla”, quanto perché ci troviamo al cospetto di un fenomeno che si riproduce in progressione geometrica comportandosi come un animale che ha trovato un habitat favorevole dove vivere e moltiplicarsi. L’aspetto positivo è che gli italiani stanno diventando consapevoli di tutto questo.

Qualche sera fa, a Ballarò, sono baluginati i primi lampi di coscienza, da Maurizio Crozza che ha illustrato numerosi esempi su ciò che è legale e non lo dovrebbe essere, fino a Di Pietro che ha parlato di “ingegnerizzazione” della corruzione. Ma facciamo un passo indietro per spiegare cosa intendo. Se guardiamo a mente fredda allo scandalo della Regione Lazio scopriamo che  non è poi così grave, e mi si consenta la provocazione per dimostrare quanto affermo. Mi metto per un istante dalla parte del Diavolo. Per un cittadino – mi chiedo –  che differenza ci potrà mai essere se i soldi elargiti ad un politico non sono serviti per stampare dei manifesti di propaganda o promuovere dei convegni presieduti da illustri Ministri, bensì per mettere in piedi dei festini in stile antica Roma”? Per il povero e tartassato fornaio che mi vende il pane tutte le mattine “si tratta di denari che si sarebbero comunque persi in mille rivoli”.

Quindi si è trattato di un problema legato ad un errato utilizzo dei fondi perché tra chi prende illecitamente dei soldi e chi li prende lecitamente, ma poi li spende male, c’è una grossa differenza, soprattutto quando non si tratta di costruire una strada. Tuttavia, qualcuno avrebbe dovuto controllare. Chi era il controllore? A Ballarò sono state avanzate diverse ipotesi. Renata Polverini? Lei stessa ha subito smentito in diretta. Il Comitato regionale di controllo? Chiamato in causa ha mandato un fax dicendo di non aver mai visto una fattura, figurarsi se poteva controllare. L’opposizione? La domanda è caduta nel vuoto e la trasmissione si è trasformata in una puntata di “Chi l’ha visto?”.

Quindi, per riassumere, nessuno ha controllato le risorse destinate ai consiglieri regionali, risorse previste per legge, e, lo ripeto, per legge, perché è proprio da questa parola che si sprigionerà la scintilla in grado di spingere gli italiani sulle barricate. La maggior parte delle leggi che regolamentano l’attività politica sono state tagliate su misura per i politici così da concedere loro, non solo l’impunità – è noto da tempo – ma la massima autonomia fiscale, a tal punto che un rimborso, sommato ad un altro, può far lievitare lo stipendio dell’eletto a cifre stratosferiche, oppure, può mutarsi in un festa luculliana, a seconda dei casi o di come fa più comodo in quel momento.

Per evitare barricate e forconi bisognerebbe puntare ad avere un paese dove chi scende in politica non viene eletto dal numero di tavole che riesce a imbandire, dai litri di vino offerti e bevuti, dal quantitativo di manifesti stampati, dagli spazi pubblicitari acquistati, dai gadget, e quindi dai soldi di cui dispone perché altrimenti costui finirà per procacciarseli nel peggiore dei modi. E’ molto meglio avere un agone elettorale dove eleggiamo i nostri rappresentanti solo per le cose che dicono, per le loro idee e per la passione che ci mettono. Si tratta di un sogno? Direi di no dal momento che Beppe Grillo ha ampiamente dimostrato che si può fare una campagna elettorale senza il becco di un quattrino. Ed è per questo che il leader del Movimento 5 stelle è tanto osteggiato dall’establishment, egli è la prova inconfutabile e vivente che i soldi del finanziamento pubblico elargiti ai partiti non servono più di tanto e si può anche fare senza. Una bestemmia. Un dogma partitocratico infranto per sempre.

In alternativa, viste le attuali leggi che hanno arricchito “er Batman”, si può sempre rapinare una banca e usare il bottino per presentarsi alle prossime politiche. La gente – se non altro – apprezzerà il gesto. Ne sono sicuro, tra tanti ladri mascherati da persone per bene e protetti dalla legge, un fuorilegge vero con tanto di pistola in pugno e fazzoletto sul viso come nei film western che guardavamo da bambini, riconoscibile da tutti in quanto tale, è destinato a mietere consensi in ogni dove.