Non capisco. Proprio non capisco… E dunque scrivo per chiedervi lumi. Per favore, qualcuno mi spieghi perché oggi, nel 2012 (cioè in epoca post-liberazione sessuale, anzi post-porno, come dicono i ragazzi e le ragazze), una compagnia che fornisce linee internet pensa di poter pubblicizzare il suo prodotto con uno slogan e un’immagine ‘ammiccante’ (o francamente ‘pecoreccia’, per usare un termine meno eufemistico).

Mi riferisco al cartellone pubblicitario della Inweb Adriatico, uscito in Abruzzo per far sapere ai clienti che la linea Adsl è finalmente disponibile ovunque. Per comunicare il raggiunto traguardo di modernità, la compagnia ha una pensata davvero originale e innovativa: sbattere sul cartellone l’immagine di una ragazza in bikini, accompagnata da uno slogan (“ad effetto”, scrive qualche giornale) che recita: “La diamo a tutti… l’Adsl dove non c’è”.

Dato che l’iniziativa suscita polemiche e proteste (anche perché, almeno in un primo momento, sembra che la Regione Abruzzo sia partner della compagnia in questione), qualche giornalista si sente in dovere di sottolineare che, in fondo, si tratta solo di un’operazione di marketing. E il sesso, in pubblicità, fa vendere. E, pur di vendere, qualsiasi strategia va bene.

Invece no. Perché il sesso, in pubblicità, fa discutere (come dimostra anche questo episodio), ma vendere… La cosa è un po’ più complessa, come c’insegnano gli addetti ai lavori.

Intanto bisogna calibrare il messaggio sui possibili clienti: e dunque i ‘creativi’ della Inweb Adriatico come se l’immaginano i clienti Adsl? Tutti di sesso maschile e tutti ‘impressionati’ dalle curve femminili? Più che di sessismo (di questo magari parleremo un’altra volta), mi sembra si tratti di una specie di sessuomania automatica, quasi inconscia, che prevale perfino sulla professionalità.

Se non fosse così, forse qualcuno si sarebbe ricordato di quello che dicono tutti gli esperti di comunicazione d’impresa. E cioè che le pubblicità troppo gridate, troppo ‘sopra le righe’, schiacciano il prodotto da reclamizzare. I clienti infatti concentrano l’attenzione sullo slogan e dimenticano la marca del prodotto o il messaggio che si vorrebbe comunicare attraverso quell’immagine o quella frase. E così è successo anche in questo caso. Tutti a schierarsi pro o contro lo slogan, e nessuno che dica: ma che bello, finalmente anche noi abbiamo l’Adsl! Un fatto positivo, che si trasforma in una pessima pubblicità per la Inweb Adriatico e anche per chi la sostiene.

In quanto al sesso… Fatemelo dire: il sesso è bello, il sesso è importante. Fa parte di noi. Della nostra vita. Nutre la nostra immaginazione in mille modi diversi… Ma quando viene utilizzato in modo così volgare e inutile (perché non raggiunge nemmeno lo scopo ‘commerciale’ che stava alla base dell’iniziativa), non sembra anche a voi di assistere a uno spreco?