Bruno Moretto del Comitato bolognese Scuola e Costituzione
Bruno Moretto del Comitato bolognese Scuola e Costituzione

La società italiana (e quella bolognese) stanno dimostrando una capacità di mobilitazione in difesa della scuola pubblica veramente encomiabile, per costanza e tenacia. Ne parliamo con uno dei più longevi protagonisti, Bruno Moretto, responsabile del Comitato cittadino di Scuola e Costituzione.

Hai speso tanta parte della tua vita sociale a difendere la scuola pubblica. Perché quel nome, “Scuola e Costituzione” ?

Il Comitato è nato formalmente come associazione nel 1991, ma operava già dal 1986. In quell’anno era stato stipulato il nuovo Concordato che confermava e allargava la presenza dell’insegnamento di religione cattolica nella scuola statale, ponendo una serie di problemi alla libertà di coscienza di genitori e studenti. Lo statuto del Comitato afferma che il fine dell’associazione è l’applicazione dei principi costituzionali relativi alla scuola della Repubblica: una scuola laica democratica e pluralista.

Eri già attivo nel 1995 quando è iniziata la storia dei finanziamenti comunali alle scuole private. Ti ricordi come andò?

Cominciò a Reggio Emilia, poi nel 1995 ci fu la delibera del Consiglio comunale che introduceva il sistema delle convenzioni con le scuole private con un contributo che allora fu di 295.000 euro e oggi di ben 1.188.000. Noi capimmo subito il rischio che la strada intrapresa avrebbe portato al disimpegno dei Comuni verso la scuola dell’infanzia pubblica e impugnammo la delibera al TAR. A fine 1995 anche la Regione sotto la presidenza Bersani approvò la legge n. 52 che istituzionalizzava il sistema integrato pubblico privato nel settore dell’infanzia. Impugnammo anche questa e il TAR sollevò la questione di legittimità costituzionale della legge. La Corte costituzionale si occupò per ben tre volte del nostro ricorso senza approdare ad una sentenza di merito. Nel 1999 ci fu il tentativo regionale di ampliare i finanziamenti a tutti gli ordini di scuola, che fu sventato da un’ampia mobilitazione che portò a proporre un referendum abrogativo, a raccogliere allo scopo 60.000 firme, a costringere la Giunta regionale ad abrogare la legge. Oggi siamo ad un nuovo passaggio dello scontro fra chi crede nella funzione costituzionale della scuola e chi crede nel mercato.

Quali sono stati, a tuo avviso, i motivi che hanno spinto il centrosinistra a intraprendere la strada dei finanziamenti pubblici alle scuole private?

L’accettazione della logica liberista per cui anche la scuola deve stare sul mercato e non ci deve essere gestione pubblica diretta ma solo controllo esterno; la costruzione prima dell’Ulivo (1995) e poi del Partito Democratico come partito interclassista che tenga insieme laici e cattolici.

Diceva Calamandrei che “quando la scuola pubblica è forte e sicura, allora, ma allora soltanto, la scuola privata non è pericolosa. Allora, ma allora soltanto, la scuola privata può essere un bene”. Vien da chiedersi: in che stato di salute è la scuola pubblica oggi a Bologna?

La situazione peggiora ogni anno: i pesantissimi tagli dei finanziamenti alla scuola pubblica, partiti con Berlinguer nel 1997 e proseguiti accanitamente con Gelmini, hanno impoverito la scuola in termini di risorse materiali e umane. Manca la manutenzione degli edifici, le classi sono sempre più numerose, il corpo docente è per un terzo precario e cambia classe ogni anno, le ore di lezione sono sempre meno, soprattutto viene messa in discussione la finalità della scuola. E’ messa in discussione la libertà di insegnamento posta a fondamento della visione costituzionale della scuola. Questa classe dirigente ritiene che la finalità della scuola pubblica non sia più di formare un cittadino libero e partecipe ma di addestrare lo studente a inserirsi in un mercato del lavoro precario e di bassa qualità.

Come pensi che finirà la partita aperta dal referendum?

Il nostro obiettivo è svolgere il referendum per mobilitare i cittadini sulla rilevanza della scuola pubblica per il futuro della città e del paese ed evitare la deriva mercatista. Penso che faranno di tutto per evitarlo. Noi non molleremo sull’obiettivo. Sono fiducioso che lo faremo e lo vinceremo sia sul piano della partecipazione che del risultato e che il nostro esempio sarà un modello per altre città.