”A Taranto non c’è nessuna emergenza sanitaria. E le perizie che presenteremo lo proveranno”. Il presidente del cda Ilva Bruno Ferrante continua la difesa mediatica del siderurgico di Taranto. Intervenendo a La telefonata di Belpietro, su Canale 5, ha affermato di avere ” in mano altre perizie sanitarie che raccontano una verità diversa sull’emergenza salute per la zona di Taranto”. Pochi secondi dopo però ha ammesso che “al quartiere Tamburi c’è questo spolverio ferroso, ma stiamo lavorando per eliminarlo”. Uno “spolverio ferroso” che, secondo i periti del gip Patrizia Todisco ammonterebbe a circa 700 tonnellate di polveri nocive che ogni anno raggiungono abitazioni, scuole, chiese e vite degli abitanti. E proprio nelle stesse ore in cui Ferrante faceva queste dichiarazioni, un una scuola elementare del quartiere Tamburi i bambini erano costretti a uscire dall’edificio a causa del forte odore di gas che faceva lacrimare gli occhi.

L’Arpa ha formalizzato il suo “no” alla concessione dell’Autorizzazione integrata ambientale, il documento ministeriale che permetterà all’Ilva di tornare a produrre. Arpa Puglia,nel suo parere non vincolante per il ministero, “rimarca il proprio dissenso – si legge nel documento inviato alla commissione e firmato dal direttore generale Giorgio Assennato – a redigere un parere finale di riesame Aia in assenza di una adeguata valutazione delle problematiche sopra riportate”. Sono nove infatti i rilievi sollevati dall’agenzia regionale pugliese. La gestione dei rifiuti e delle acque piovane, la documentazione carente fornita dall’azienda e la mancanza di impegni del cda Ilva per la copertura finanziaria rispetto agli interventi annunciati. Inoltra Arpa ha denunciato l’assenza di fideiussioni bancarie, come prevede la legge, che sarebbero necessarie in caso di “arresto definitivo dell’impianto”. Ma le perplessità dei tecnici ambientali si sono concentrate soprattutto in un punto: la carenza di sopralluoghi. La commissione infatti avrebbe visionato gli impianti solo in due occasioni, la prima il 30 agosto scorso “a carattere conoscitivo” nel reparto Cokeria e il secondo, il 20 settembre, limitatamente ai parchi minerali e all’Altoforno 5. Il più grande stabilimento siderurgico d’Europa, insomma, studiato in due soli sopralluoghi.

Venerdì mattina, intanto, un’intera classe elementare ha sofferto di tosse e lacrimazione per le emissioni giunte dalla zona industriale. Nella scuola elementare Grazia Deledda del quartiere Tamburi, a due passi dai veleni dell’industria, un acre odore di gas ha raggiunto corridoi e aule. I bambini hanno cominciato ad avvertire bruciore agli occhi e tosse. Dopo le segnalazioni degli insegnanti, il dirigente scolastico ha dato l’allarme ai vigili del fuoco. Numerose le chiamate giunte anche dagli abitanti delle zone limitrofe. L’allerta è scattata ai tecnici dell’Arpa che hanno rilevato nella centralina di via Machiavelli, situata a pochi metri dalla scuola Deledda, un picco di valori relativi alla presenza di idrocarburi policiclici aromatici (Ipa) nell’aria. Secondo fonti interne, le emissioni potrebbero essere riconducibili alle lavorazioni effettuate nel reparto cokeria dell’Ilva. Il vento, infatti, spirava da nord ovest: un dato che scagionerebbe da responsabilità la raffineria Eni le cui emissioni raggiungerebbero quel punto solo con un vento proveniente da sud. “La situazione è molto delicata – ha commentato Michele Conversano, responsabile del Servizio protezione dell’Asl – e merita ancora più attenzione”. Non si sbilancia sull’avvenimento della mattinata, “perché – spiega – attendo di leggere la relazione dell’Arpa: parlare di intossicazione, ora, mi sembra eccessivo”.

I piccoli alunni, fortunatamente, non hanno riportato gravi conseguenze, ma la paura nel quartiere più vicino ai veleni industriali cresce. Qualche mese fa il sindaco di Taranto, Ippazio Stefano, aveva emanato un’ordinanza “contingibile e urgente” per vietare il transito nelle aree verdi non pavimentate del quartiere. Nei terreni, oltre al berillio, sono state individuate, dalle analisi commissionate dal Comune di Taranto, inquinanti come mercurio, nichel e cadmio. La scuola Deledda, ritenuta una delle più inquinate d’Italia, compare diverse volte anche nel decreto di sequestro emesso dal gip Patrizia Todisco lo scorso 26 luglio. “Le postazioni immediatamente a ridosso dei parchi minerali Ilva – scrive il giudice – sono quelle più contaminate e costituiscono un primo anello attorno allo stabilimento (Cimitero ingresso Ilva, Centro Caritas, Scuola Deledda, Edison e LIAM)”. Non solo. Grazie alle centraline di rilevazione posizionate proprio sulla scuola è stato accertato che rispetto alla campagna di monitoraggio delle polveri sottili effettuata nel 1999, il quantitativo stimato nel 2010 è aumentato del 10%.

Ma la Deledda non è l’unica scuola colpita dalla nube di gas. Angelo Murianni, ha 13 anni e frequenta la scuola media “Ugo De Carolis” nello stesso quartiere. “All’ultima ora dovevamo fare matematica – racconta – ma a un certo punto l’aria è diventata irrespirabile. Si sentiva una puzza tremenda, come di metallo. Mi sono venute le lacrime tanto mi dava fastidio”. Poi: “Abbiamo dovuto chiudere le finestre. La professoressa cercava di capire se doveva abbandonare l’aula oppure no. Alla fine siamo rimasti in classe”. Per mezz’ora, hanno continuato a convivere con i fastidi fino alla campanella. “Quando sono uscito ho chiesto ai miei amici delle altre classi: pure loro hanno avuto bruciore agli occhi”. Papà Luciano scuote la testa: “Ma si può andare avanti così?”