Le “Quattro Sorelle” dell’industria discograficaEmi, Sony, Warner, Universal – diventeranno presto tre. Dopo accorte indagini, Commissione Europea e U.S. Federal Trade Commission hanno entrambe acconsentito nei scorsi giorni all’acquisizione del catalogo di Emi da parte di Universal. Universal, già oggi la maggiore casa discografica per quote di mercato, le vedrà salire a un impressionante 40 per cento del volume di vendite totale del comparto musicale mondiale. Costo dell’operazione: 1,9 miliardi di dollari. Una cifra tutto sommato contenuta, se si pensa che solo nel 2007 l’inglese Terra Firma Capital Partners aveva rilevato la casa discografica – messa in vendita per un massiccio calo di indotto – per più di sei miliardi di dollari.

Questa volta, però, c’è un terzo attore in gioco: Sony. Il colosso giapponese aveva infatti già ottenuto a giugno il via libera delle corti americane per procedere all’acquisto della divisione “Music Publishing” della concorrente EMI, la maggiore assegnataria di diritti d’autore musicali al mondo. Sommando l’ingente spesa da parte di Sony (2,2 miliardi di dollari), il costo complessivo della spartizione di EMI sale a quattro miliardi di dollari: comunque circa il 30 per cento in meno del valore dell’azienda cinque anni fa. Un segno tangibile dell’aggravarsi della crisi che da ormai più di un decennio coinvolge le major discografiche.

L’assenso della Commissione Europea non è stato tuttavia incondizionato. Per evitare l’eccessiva concentrazione di proprietà, la delibera prevede che entro sei mesi dall’acquisizione Universal ceda il controllo di numerose importanti etichette affiliate a EMI, tra cui Parlophone, Mute, Chrisalis, Emi Classics, Virgin Classics. In altre parole, non potrà pubblicare diversi best seller del catalogo EMI, come Coldplay, Blur, Pink Floyd, Kylie Minogue, David Bowie, Depeche Mode, Nick Cave.

Nonostante la pesante clausola, il via libera delle corti ha sollevato forti preoccupazioni tra le etichette discografiche indipendenti, che leggono la fusione Emi/Universal come un ulteriore aggravamento dell’oligopolio musicale. La Independent Music Companies Association, rappresentante delle indie-label europee, ha rilasciato un comunicato che plaude alla fermezza della decisione UE, ma ribadisce che in ogni caso l’operazione comporterà un “serio danno a competitori, consumatori, innovazione, scelta del consumatore e, in ultima misura, diversità culturale e di mercato”.

di Marco Sgrignoli