“O ci sarà un abbattimento del costo del lavoro, oppure saremo costretti a chiudere stabilimenti e licenziare lavoratori“. Al Salone dell’auto di Parigi Renault affianca Peugeot e le case automobilistiche francesi vanno insieme alla carica del governo francese che due settimane fa aveva bocciato il piano di ristrutturazione di Psa da 8mila tagli. I vertici dei due costruttori hanno infatti avvertito che ulteriori perdite di posti di lavoro saranno inevitabili se il governo non li aiuterà ad abbattere il costo del lavoro del 5-10% e a resistere al forte calo delle vendite di automobili in Europa.

“Migliorare la competitività è una questione di sopravvivenza per Renault”, ha sottolineato il presidente e ad Carlos Ghosn al quotidiano Le Figaro. Ghosn prevede un calo delle vendite di auto dell’8 per cento in Europa nel 2012 e un ulteriore “leggera flessione” nel 2013. Philippe Varin, presidente di Psa-Peugeot ha invece annunciato a Les Echos l’intenzione di chiudere un impianto di assemblaggio a Parigi e tagliare 8.000 posti di lavoro, perché la situazione attuale è “insostenibile”.

D’altro canto anche la più grande casa automobilistica europea, la tedesca Volkswagen, ha sottolineato che non si aspetta un recupero del mercato per altri “uno o due anni.” Ma VW, che espone a Parigi la più recente versione del suo modello più venduto la Golf, sottolinea di essere più in forma degli altri per superare la crisi. Il presidente VW Martin Winterkorn ha spiegato che il suo gruppo quest’anno mira ad eguagliare il suo record del 2011 di 11,3 miliardi di euro di profitti. Non solo. La casa di  Wolfsburg annuncia che lancerà 140 nuovi modelli entro il 2014. 

Al contrario Psa, che è il secondo più grande produttore europeo di automobili, ha perso 819 milioni di euro nel primo semestre del 2012. Le case francesi sottolineano che i loro rivali tedeschi hanno il vantaggio di poter ridurre i costi e maggiore flessibilità nel lavoro.”E’ estremamente importante poter ridurre le tasse sui salari dei lavoratori dell’industria” ha aggiunto Varin che sottolinea, sulla scia di Sergio Marchionne, l’eccesso di capacità produttiva delle case automobilistiche europee e ha aggiunto che altri produttori saranno costretti a chiudere gli impianti.

I clienti non posso inventarmeli. La riduzione del mercato, le fabbriche che lavorano a metà della capacità, sono dei fatti. E questo durerà”, argomenta Varin, ribadendo poi l’intenzione del gruppo di portare a termine il suo maxi-piano di riassetto, oggi “sotto esame da parte dei rappresentanti dei dipendenti”. Per quanto riguarda i piani di sviluppo futuri, spiega ancora, “la nostra strategia è di salire di gamma con le nostre marche, con l’innovazione necessaria. Quando si produce in Francia, dire faremo dei modelli base è una concezione mentale. Segniamo dei punti concretamente nell’esecuzione di questa strategia, come si vedrà al Salone”.

Dal canto suo Renault ”non può occuparsi da sola della questione della competitività della Francia”, e si aspetta per questo “delle scelte e un piano d’azione”, afferma Ghosn. “I problemi che ci troviamo davanti sono noti – spiega – abbiamo un problema di costo del lavoro e abbiamo bisogno di flessibilizzare il lavoro, soprattutto nell’industria: non possiamo più continuare cosi”. “Di fronte a una situazione (di contesto di mercato sfavorevole) che rischia di prolungarsi, non possiamo resistere con misure congiunturali”, spiega poi, interrogato su possibili conseguenze della cattiva congiuntura sull’attività industriale di Renault, “dobbiamo organizzarci per gestire il gruppo nella durata, conducendo azioni strutturanti”.

La speranza è preservare l’occupazione al massimo possibile, ma, aggiunge Ghosn, “non ci si può impegnare a mantenere dei posti di lavoro a qualunque prezzo, se questo mette in pericolo l’impresa. In termini di strategia, dichiara infine il patron di Renault, un costruttore auto europeo oggi “deve prima di tutto assicurarsi di partecipare alla crescita dei mercati emergenti, è cruciale”, ma “parallelamente, deve avere un’offerta forte in Europa”, sui “due segmenti che resistono, l’alta gamma e il low cost’’.

Per Volkswagen, in ogni caso, “non dovremmo neppure discutere di chiedere soldi a Bruxelles per chiudere delle fabbriche. Ci sono già stati dei sostegni dei governi per tenere gli stabilimenti aperti. Non capisco come si possa chiedere aiuti per tagliare posti di lavoro”, come ha detto Winterkorn. Gli fa eco il suo direttore finanziario Hans-Dieter Poetsch che non esclude un peggioramento del mercato dell’auto in Europa e ritiene che lo sviluppo futuro dipenderà dalle misure politiche per far fronte al debito, ma pensa che sia  “irrazionale” la proposta di un coordinamento europeo sulla sovracapacità produttiva e “vede un problema” nel fatto che Marchionne, che è invece dell’idea opposta, non differenzi il suo ruolo in Fiat da quello di presidente dell’Acea, l’associazione dei costruttori europei

Il tema che ha già acceso forti tensioni, sarà sul tavolo dell’associazione che si riunisce domani  e l’ad di Fiat ha già messo le mani avanti: “Se domani il consiglio dell’Acea mi chiede di dimettermi la Fiat esce dall’Acea”, ha detto.