Abbiamo sempre detto no al carcere e no ai bavagli, non abbiamo ragione alcuna per fare eccezione nel caso di Sallusti, dal quale ci separa tutto, ma proprio tutto. Dal momento che il reato di “omesso controllo” è davvero archeologia politica e giornalistica, non c’è ragione alcuna per salutare con soddisfazione la condanna “dell’odiato Sallusti“.

Se così avessimo fatto saremmo stati uguali a loro e al servizio d’ordine che ha sempre scortato Berlusconi distribuendo  “dossier e manganellate  mediatiche” sulla testa degli avversari di turno del cavaliere. Proprio perchè difendiamo un principio e non un compagno di merende, abbiamo il dovere di chiedere alla destra, e non solo, una pubblica riflessione autocritica sugli editti bulgari, sui conflitti di interesse, sulle espulsione dei cronisti sgraditi, sulle leggi bavaglio.

Perchè ridevano quando furono cacciati i Biagi, i Santoro, i Travaglio, i Freccero,la Guzzanti, la Dandini, i Saviano, per fare solo qualche nome? Chi promosse i dossier contro Il direttore dell’Avvenire Boffo? Per quale ragione i giornali e le tv della famiglia Berlusconi promossero gli agguati mediatici contro il giudice Mesiano, reo di aver condannato Berlusconi per la truffa Mondadori?

Chi ha portato in Parlamento l’agente Betulla che aveva spiato politici e giornalisti sgraditi all’editore di riferimento? Chi ha perseguitato autori e cronisti “rei” di aver osato indagare sui Mangano, sui Cosentino, sui Dell’Utri, sugli intrecci tra mafia e politica? Quante querele miliardarie sono state scagliate, come clave, contro giovani cronisti “penne e volti ignoti”, ma donne e uomini che hanno nel cuore solo l’articolo 21 della Costituzione.

Non chiederanno mai scusa, e noi voteremo comunque per l’abrogazione di queste vecchie norme. Non lo faremo per Sallusti, ma proprio per tutelare l’interesse generale contro i conflitti di interesse. Alla destra berlusconiana che, in queste ore, ha scoperto la lotta contro il carcere e il bavaglio, consiglieremmo solo di far sparire subito tutte le loro proposte in materia di intercettazioni.