Il sindaco di Viterbo Giulio Marini (Pdl) è indagato per turbativa d’asta in concorso con l’assessore regionale all’Agricoltura Angela Birindelli e Erder Mazzocchi, commissario straordinario dell’ArsialI tre, secondo l’ipotesi accusatoria, avrebbero favorito alcune aziende viterbesi per l’aggiudicazione di commesse nell’ambito del padiglione Lazio del Vinitaly 2011

Marini, che l’altro ieri aveva ritirato le dimissioni presentate dopo la bocciatura del bilancio, è stato interrogato questa mattina dal pubblico ministero Massimiliano Siddi, lo stesso che lunedì scorso ha ascoltato l’ex capogruppo Pdl alla Pisana Franco Fiorito. Prima di entrare in Procura il sindaco ha dichiarato di essere “tranquillo perché so di non aver fatto nulla illecito”. Il suo legale, l’avvocato Alessandro Diddi, ha detto che “la convocazione in procura ha colto tutti di sorpresa in quanto, da un approfondito esame delle circostanze non abbiamo riscontrato la benchè minima ombra sull’operato del sindaco”.

”Il Vinitaly 2012 – ha precisato in una nota il commissario dell’Arsial – è stato realizzato direttamente dall’Assessorato all’Agricoltura della Regione Lazio. Per quanto concerne poi il Vinitaly 2011 realizzato da Arsial, la stessa Agenzia ha affidato i servizi direttamente all’ente fiera di Verona, esclusivista degli spazi e della manifestazione. Non ho mai avuto rapporti con aziende viterbesi, né personali né professionali e tutti gli affidamenti sono stati fatti direttamente dall’ente fiera di Verona”.

“I fondi per la realizzazione della manifestazione – aggiunge – sono stati assegnati dall’assessorato all’Agricoltura ad Arsial soltanto alla fine di marzo 2011 con la manifestazione che sarebbe iniziata il 5 aprile. La mia attività è consistita nel ricontrattare a favore dell’erario pubblico, un contratto biennale sottoscritto dal mio predecessore. Ho piena fiducia nell’operato della magistratura ma, sottolineo, che nessuna contestazione inerente i reati di turbativa d’asta mi è stata mai notificata anche perchè Arsial non ha messo in atto nessuna procedura di gara”. Smentita anche da parte dell’assessore Birindelli che oggi ha rimesso le proprie deleghe nelle mani della presidente della Regione Lazio, Renata Polverini. “Con questo atto – ha detto – intendo dimostrare ancora di più la correttezza e l’onestà con cui ho svolto il mio incarico presso l’assessorato”.

L’inchiesta su Vinitaly è confluita nel medesimo fascicolo, nato dalle faide interne al Pdl, sulla falsificazione delle fatture del gruppo Pdl alla Pisana per il quale è stato già interrogato Fiorito a Viterbo. Nella stessa inchiesta sono indagate 10 persone tra le quali tre funzionari regionali e tre dipendenti pubblici viterbesi.

Altri due sono i filoni delle indagini: nel primo l’assessore Birindelli risulta indagata per tentata estorsione insieme con i giornalisti Paolo Gianlorenzo e Viviana Tartaglini, rispettivamente ex direttore del quotidiano L’Opinione di Viterbo e amministratrice della cooperativa che lo produceva. L’indagine è scaturita da una denuncia del consigliere regionale Francesco Battistoni, secondo cui la Birindelli avrebbe commissionato 18mila euro di inserzioni pubblicitarie sull’attività del suo assessorato, in cambio delle quali il quotidiano avrebbe orchestrato una campagna stampa contro lo stesso Battistoni.

Il secondo è scaturito da un’altra denuncia per diffamazione a mezzo stampa presentata dai legali di Battistoni e da due aziende viterbesi contro Gianlorenzo che, il 14 settembre scorso, ha pubblicato su un sito web una decina di fatture relative alle spese sostenute da Battistoni. Fatture che, secondo il procuratore capo Alberto Pazienti, “sono state evidentemente e grossolanamente alterate o completamente falsificate”. Gianlorenzo sostiene di averle pubblicate così come gli sono state consegnate da qualcuno “vicino” a Fiorito. Quest’ultimo, interrogato per oltre quattro ore dal Pm Massimiliano Siddi ha dichiarato di non aver consegnato alcunché a Gianlorenzo, aggiungendo che le fatture da lui depositate alla procura della Repubblica di Roma, dove è indagato per peculato, sono autentiche, al contrario di quelle pubblicate sul sito viterbese e su altri giornali”.