Poca trasparenza e soprattutto troppa difficoltà nel verificare i versamenti delle quote degli eletti nelle casse del partito. Con queste ragioni Gianluca Conti, uno dei revisori dei conti della federazione del Partito democratico di Parma, ha rassegnato le dimissioni dal proprio incarico.

La decisione è arrivata venerdì sera nel corso di un direttivo in cui è stato approvato il bilancio 2011 ed è stata nominata la nuova segreteria, ma le dimissioni non sono legate al documento, bensì al tema della scarsa chiarezza in merito ai versamenti che tutti gli amministratori eletti nel partito devono effettuare. Consiglieri regionali, assessori e presidente provinciali, ma anche parlamentari e consiglieri comunali sono infatti tenuti a rimpinguare le casse di circoli e sezioni di riferimento con il 10 per cento del proprio gettone annuale. Ma non tutti, a quanto pare, fanno il proprio dovere. Ritardi, mancati versamenti o pagamenti effettuati in modo alternativo (per esempio contribuendo economicamente a campagne elettorali o a iniziative) hanno fatto andare in tilt il revisore, che ha bacchettato i vertici del Pd, chiedendo maggiore rigidità e trasparenza.

La questione ha provocato non pochi imbarazzi nel partito. Il neoeletto segretario provinciale Diego Rossi non ha risposto al telefono, mentre altri esponenti hanno sviato dall’argomento o addirittura negato il fatto. “In realtà il mandato stava già finendo, le dimissioni non sono arrivate per quel motivo” ha nicchiato Massimiliano Grassi, sindaco di Fontevivo e coordinatore della Bassa ovest, che però poi ha ammesso che qualche polemica sulle cifre non versate c’è effettivamente stata. “Il problema è che non tutti versano quanto dovrebbero – ha spiegato – In molti casi si tratta di ritardi e questo può essere normale, ma lo statuto prevede che chi non regolarizza la propria posizione entro l’anno venga revocato dal partito”. Di “epurazioni” però a Parma non ce ne sono ancora state, anche se lo sfogo del revisore, seguito anche da altri interventi, ha fatto emergere il problema, soprattutto in un momento di crisi economica in cui anche il partito deve centellinare le spese e controllare i conti. Non che i soldi manchino al Pd, visto che anche a Parma arrivano molti contributi volontari e c’è, tra gli eletti, chi versa quote annuali superiori a quelle pattuite. Ma la questione è di principio. “Ogni eletto si impegna a versare una quota e deve farlo, anche nel rispetto degli elettori” ha aggiunto il responsabile organizzativo Faliero Zambelli, che in merito alle dimissioni di Conti, ha spiegato: “Lo ha fatto per richiamarci tutti alla trasparenza e per questo ci siamo impegnati a verificare Comune per Comune i pagamenti effettuati”.

Non tutto infatti passa per il partito provinciale: nel territorio ci sono i circoli che raccolgono le varie quote ed è poi la Federazione a chiedere i conti e a chiarire a ogni iscritto l’ammontare da versare nelle casse, e forse proprio questo ha provocato alcuni ritardi. Un problema a parte poi lo rappresentano i consiglieri di via Aldo Moro Roberto Garbi e Gabriele Ferrari, che versano la quota al Pd regionale: i due si erano impegnati a dare una somma aggiuntiva di 5mila euro, che però non è stata versata perché, spiega Zambelli, “con loro dobbiamo ancora concordare le modalità, visto che hanno fatto fronte ad altre spese”. La questione per Ferrari, che proprio ieri ha dato il via insieme a Matteo Daffadà alla nascita del comitato a sostegno di Matteo Renzi a Parma in vista delle primarie, è semplice: “Visto che a Parma non ho una sede a disposizione, a differenza dei parlamentari, quei soldi sono utilizzati per un ufficio, che serve come base per il mio lavoro sul territorio. E la stessa cosa vale per Garbi”. Tutti dettagli che saranno verificati dalla Federazione, caso per caso, visto che per Garbi, per esempio, si aggiunge il fatto che nel 2011 era anche segretario provinciale del Pd. “Abbiamo enormi problemi a livello territoriale e per questo ci vuole senso di responsabilità” ha aggiunto Zambelli.

Altro obiettivo che il direttivo si è dato è quello della trasparenza. Ma l’inizio non è stato dei migliori, visto che sulle nomine dei membri della segreteria c’è stato un piccolo giallo. Tra i nomi, durante la riunione, si è fatto anche quello di Cristiano Casalini, assessore del Comune di Langhirano, che però non ha accettato di far parte della squadra e che non era presente alla serata. “Per motivi personali – ha ripetuto l’assessore – e non politici, non ho potuto dare la mia disponibilità, anche se all’inizio mi sarebbe piaciuto”. Fatto sta che sembra che il suo nome sia spuntato ugualmente durante la serata, subito corretto da qualcuno in platea: anche in questo caso le versioni sono discordanti. L’unica certezza è che la lista ufficiale dei componenti, senza più eventuali modifiche, verrà pubblicata al più presto insieme al bilancio sul sito internet del Pd provinciale. La questione delle quote e dei conti non saldati, invece, sarà al vaglio della Federazione.