Il giornalista iraniano della Tvpresse, Maya Nasser, è stato ucciso a Damasco colpito da un cecchino. La tv pubblica iraniana ha comunicato che il reporter stava facendo un collegamento in diretta sulle due esplosioni avvenute stamane vicino allo Stato Maggiore della Difesa, quando è stato colpito da “insorti appoggiati dall’estero”. E’ rimasto invece ferito Hussein Mortada, il responsabile dell’ufficio nella capitale siriana di un altro canale iraniano, l’Al-Alam. La tv di Stato siriana ha poi comunicato che le due esplosioni, provocate da un’autobomba e da un ordigno, hanno provocato quattro morti e 14 feriti, tutti tra gli agenti delle forze di sicurezza. Mentre i ribelli dell’Esercito libero, che hanno anche rivendicato l’attacco, parlano di decine di vittime.

La giornata di sangue è proseguita con una nuova carneficina compiuta dagli uomini del regime. Infatti, almeno sedici persone sono state giustiziate all’alba dai temibili ‘shabiha‘, le milizie filo-governative, nel quartiere di Barze, alle porte di Damasco. La denuncia è arrivata dai gruppi dell’opposizione al regime di Bashar el-Assad: secondo l’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani, tra le vittime, ci sono sei donne e tre minorenni; un dato confermato anche dai Comitati di Coordinamento Locali, dalla Commissione Generale della Rivoluzione Siruiana e dalla rete Sham. L’Osservatorio ha inoltre segnalato che il massacro dei lealisti è avvenuto nella zona di Hara al Turcomani, a Barze. “I miliziani hanno fatto irruzione nelle loro case alle 5 di mattina e gli hanno sparato contro”, ha riferito il direttore dell’Osservatorio, Abdel Rahman.

Infine sempre secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani di base a Londra, sono oltre 30mila le vittime dall’inizio della rivolta in Siria. Nel bilancio gli attivisti anti-regime contano tra gli uccisi 21.534 civili (armati e non armati), 7.322 soldati e 1.168 disertori. Nel computo del numero delle persone che hanno perso la vita, sono compresi anche cittadini non militari che hanno imbracciato le armi per unirsi ai combattenti ribelli. “La cifra però – ha precisato Abdel Rahman – non comprende migliaia di persone arrestate arbitrariamente e centinaia di cadaveri non identificati”. Infine, nel numero non sono comprese “migliaia” di shabiha (la milizia pro-regime) uccisi.