Sono in 71, attendono lo sblocco di un concorso quasi ultimato, sono quelli che hanno passato la seconda e penultima prova di selezione per l’assunzione di 39 dipendenti negli uffici del consiglio regionale della Campania. Sono ‘quasi vincitori’, forzando un po’ la grammatica. Sono nella situazione dantesca ‘tra color che son sospesi’, perché la Regione a guida Pdl da un anno e mezzo non dà il via libera agli orali. Il motivo ufficioso lo sanno tutti e loro, i ‘ragazzi’ under 40 che anche stamattina hanno animato un sit in di protesta al Centro Direzionale a poca distanza dai disoccupati organizzati, non hanno paura a dirlo: “In Regione preferiscono riempire i vuoti di organico coi comandati: li scelgono con chiamata fiduciaria tra i fedelissimi dei partiti e dei consiglieri”. Un vincitore di concorso risponde solo alle leggi e allo Stato. Uno chiamato direttamente dal consigliere regionale, risponde prima a lui.

Pazienza se questo esercito di esterni – tra comandati e distaccati, quasi 200 – sia costato circa 6 milioni di euro annui di fondi pubblici. Perché il dipendente in questione resta in carico all’ente di provenienza, ma lo stipendio quasi sempre se lo accolla la Regione. Che gli versa anche un salario accessorio – che certe volte può superare i mille euro mensili – per fare in modo che la sua retribuzione sia identica a quella degli interni.

E il cerchio del paradosso è chiuso: chi vince un concorso resta fuori, mentre chi proviene da enti o società miste dove non è improbabile sia stato assunto con chiamata diretta o senza concorso, rimane dentro. 

“Non abbiamo le spalle coperte politicamente” riflette amara Nunzia, 41 anni, una laurea in scienze politiche e un master in sviluppo internazionale nel cassetto. Per tirare avanti Nunzia fa la consulente 2 giorni a settimana in una società finanziaria. Guadagna poche centinaia di euro al mese e vive ancora coi genitori. “Se avessimo avuto qualche sponsor politico, quel concorso sarebbe stato ultimato e noi ora staremmo lavorando. Ricordo come fosse ieri la dichiarazione del presidente del consiglio regionale, Paolo Romano, a proposito della sospensione del nostro concorso: ‘Una decisione dettata da esigenze di sobrietà e moralizzazione’. Ma cosa c’è di sobrio e di morale nel calpestare i nostri diritti e sprecare milioni di euro in comandati”?

Agli attuali 71 ‘quasi vincitori’, con età comprese tra i 30 e i 40 anni circa, si è arrivati nel corso di un concorso deliberato nel 2004 e bandito nel 2005. Piovvero 25.000 domande. Che richiesero anni solo per organizzare le prove di preselezione. La prima scrematura a 120 candidati. E i 71 ammessi agli orali, lo scoglio finale. Nella primavera del 2011, a un passo dalla meta, la doccia fredda di un telegramma. Ad essere ‘a tempo indeterminato’ non erano più i posti messi a concorso, ma la sospensione del concorso stesso. Una beffa. Alla quale i 71 candidati, riuniti informalmente in un comitato che occupa una pagina Facebook riservata solo a poche persone “perché erano in molti a infiltrarsi per curiosare ed ostacolarci”, hanno reagito con iniziative legali. Fallita l’impugnazione alla Corte Costituzionale del comma della legge finanziaria regionale che disponeva lo stop del loro concorso per tutto il 2012, gli avvocati hanno deciso di inviare una diffida alla presidenza del consiglio campano. Trascorsi i termini, partirà un ricorso al Tar.

Gerardina è una ragioniera di 30 anni che in attesa che qualcosa si muova al Centro Direzionale lavora in un’azienda privata.“Era il primo concorso che affrontavo. Trasparente, con procedure limpide, senza escamotage per favorire figli o amici di qualcuno. E’ stato fermato senza ragione”.

C’è un filo rosso che unisce questi ragazzi maturi: il precariato, la delusione di non avere una certezza per il futuro. Ad esempio Enzo, 38 anni. Aveva un contratto a tempo indeterminato in un’azienda dell’area industriale di Fosso Imperatore, nell’agro-nocerino-sarnese. Il concorso poteva essere un’opportunità di miglioramento, ma non una questione di vita o di morte. Poi all’improvviso: “L’area industriale è entrata in crisi, mi hanno licenziato. Nel 2011, quando ricevetti il telegramma per gli orali, ero in mobilità. Ora sono disoccupato. Ero al sit in stamane e ho visto i consiglieri entrare in aula per la seduta dove dovrebbero decidere di ridurre i comandati. Qualcuno di loro ci ha detto di stare tranquilli, che il concorso si farà nel 2013. Speriamo. Io però non capisco i criteri della pianta organica regionale, piena di dirigenti e senza dipendenti di livello B come il nostro concorso, quelli che dovrebbero svolgere il lavoro di base”. Ma si aspettava che il concorso venisse sospeso? “Un sospetto lo avevo. Era anno di elezioni a Napoli: temo che qualche politico si sia mosso per proteggere i comandati, di cui si fa uso e abuso. Noi del concorso siamo osteggiati, non è un mistero, dall’ufficio di presidenza del consiglio ci hanno fatto sapere che da loro non ci vogliono”.

Intanto il consiglio regionale, sull’onda di un’inchiesta che ha iniziato a fare le pulci su come sono spesi i fondi dei gruppi, ha deliberato un drastico taglio degli esterni e dei fondi per i gruppi. I comandati dovrebbero ridursi del 70%. Pochi anni fa la giunta di centrosinistra, presidente Antonio Bassolino e assessore al Bilancio Antonio Valiante, riuscì a stabilire il blocco all’ingresso di nuovi comandati. Provvedimento che ricevette molti applausi ma fu di breve durata: fu abrogato l’anno dopo grazie a un comma inserito in finanziaria durante la maratona notturna per l’approvazione.