Quanti incredibili momenti abbiamo vissuto con Dario. Meglio definirli magnifici. Ecco un esempio di magnificenza tra i tanti.

Quello era un periodo assai difficile per la vita del nostro Paese. Fabbriche grandi e piccole in occupazione. Disoccupazione. Famiglie disperate.

Siamo nel 1999 e veniamo a sapere che alla periferia di Milano una azienda che produce cristalleria d’alto pregio è in occupazione da 50 giorni. Prendo contatto con il consiglio di fabbrica e li raggiungo in un grande capannone dove sono in assemblea. Mi fanno una gran festa, abbracci strette di mano: “Vieni, accomodati… eccoti un bicchier di vino…” “No grazie… sono astemia… continuate pure il vostro dibattito, m’interessa.”

Parlano del padrone che ironicamente dicono: “non si chiama più “padrone” ma “Multinazionale”. E che l’amministratore delegato ha uno stipendio mensile che supera la retribuzione di un anno di tutti loro.
La Multinazionale aveva deciso di chiudere, non ricordo per quale ragione. Stop, tutti a casa!

Discutono calorosamente in difesa del loro posto di lavoro, la prospettiva di essere disoccupati da un giorno all’altro in un periodo così difficile, la famiglia, i figli e il resto… sono sconvolti… e decidono che no… non sono d’accordo: “La fabbrica non si chiude!” gridano in coro. 

E la occupano.

Arriva il sindacato preoccupato e invece di appoggiare la loro sacrosanta lotta, incalzano: “Dovete smettere l’occupazione. Non è casa vostra! Non toccate niente, andiamo via, su!”

“Cos’è… ci trattate da ladriii?” urlano tutti. Manca poco volino cazzotti duri. I nervi di tutti sono tesi. Gli operai, i più politicizzati, se ne facevano un baffo dei loro discorsi. “Piantatela, non c’è dialogo con voi! Voi sindacalisti dovete tornare in fabbrica, non a far comizi ma a lavorare alla catena come noi… ora non sudate più… avete le mani con la manicure fatta, niente calli. Toglietevi dai coglioni. Noi si va avanti.”

Chiedo: “A denari come va?” Beh… “ e si bloccano imbarazzati. Avevano bisogno di solido sostegno, ovviamente.

L’indomani noi si doveva raggiungere Bologna dove avremmo recitato una nostra commedia: ‘Il Fanfani rapito’ al Palazzetto dello Sport. 7.000 posti a sedere più ragazzi seduti a terra e in palcoscenico. Un mare di gente. Mi viene in mente di pubblicizzare la lotta anche fuori Milano e di raccogliere dei soldi. Ma in che modo? Ne parlo con loro: “Non potremmo prendere i bicchieri più scadenti, e venderli? Voi li paghereste al padrone trattenendovi il guadagno.”

“E’ roba pregiata… sono tutti molto cari!” Cade un gran silenzio. Ognuno sta ragionando per escogitare una soluzione. Un operaio dice qualcosa… “Che hai detto? Diecimila cosa…?”
“Io ho diecimila bicchieri: pensavo di mettermi in proprio, li ho comprati qua e là sul mercato.”
“Magnifico! Li portiamo a Bologna e li vendiamo al pubblico.”

Quello spalanca gli occhi: “Franca sei impazzita? Hai capito bene cosa ho detto? 10.000 bicchieri non li vende nemmeno la Standa in un anno… diecimila bicchieri!!!!” “Non ti preoccupare, sono nelle mie piene facoltà mentali.” Non ne voleva sapere. “Ascoltami, so quello che faccio… non preoccuparti. Facciamo così. Noleggiamo un camion, li carichiamo, li portiamo con noi a Bologna… e se non si vendono tutti non importa, li venderemo in un’altra occasione. Tranquillo. Sono responsabile io. Tranquillo.” Mi guarda interdetto, ma acconsente. Trovo il camion… è un compagno… costo all’osso. Andiamo tutti nel magazzino del nostro amico a caricare i diecimila bicchieri.

Non potete immaginare quanti siano diecimila bicchieri!

Si fa il passamano delle scatole contenenti 6, 12 bicchieri. Eravamo eccitati sprizzando operatività da tutti i pori. Si cantava anche. Vi giuro che era proprio Bandiera rossa. Partiamo con il nostro carico accompagnati da due operai. Gli altri ci salutano con la mano… molti con il pugno chiuso… tutti frastornati.

Una scena da film di De Sica: miracolo a Milano.

Gridavo dal finestrino: “Non vi preoccupate, vi portiamo l’incasso… se non li vendiamo, li compriamo per casa nostra.” E tutti a ridere. Felicità.

Arriviamo a Bologna al Palazzo dello Sport alle cinque e mezza, la gente già a sedere per prendere il posto.. parlano, si salutano, ridono, mangiano panini e strabevono coca-cola. Mentre fuori scaricano il nostro tesoro, entro in palcoscenico mi attacco al microfono: racconto i problemi della vetreria di Milano e così e cosà.

Presento i due operai che emozionati fanno grandi cenni di saluto e gran sorrisi. Sembrano attori nati. Li prendo per mano e li porto verso la ribalta e li sento tremare. “Dal momento che manca tempo all’inizio dello spettacolo, inizierei la vendita dei bicchieri… costano 200 lire l’uno. Potete prenderne anche 1 solo. Chi mi aiuta?”. Si fiondano accanto a me almeno 20 aiutanti.

Tutta la platea ordinatamente si alza per raggiungere il palcoscenico. C’è stato chi non avevano soldi ma se ne è andato con un bicchiere…. Chi ne ha comprati sei, chi 12. Qualcuno m’ha dato anche 10.000 lire per 6 bicchieri. Bene. La faccio corta: alla fine del primo atto nell’intervallo avevamo venduto tutti i diecimila bicchieri.

C’erano più di settemila persone. Peccato non avere una fotografia di quella platea: tutta quella gente con diecimila bicchieri in mano! Chissà che leggendo questa storia qualcuno non mi contatti e mi dica: Eccoti Franca… la foto che cercavi.

Un bacio a tutti