Sta facendo molto discutere, in positivo più che in negativo, la riflessione del ministro dell’Istruzione pubblica Francesco Profumo sul carattere obsoleto e anacronistico dell’ora di religione nelle scuole statali. Riflessione che per altro riprende quella del 1999 dell’ex ministro Luigi Berlinguer, il quale arrivò a invocare un’indagine ministeriale per il delizioso motivo che nessuno sapeva, al Ministero, che cosa esattamente si facesse nelle scuole statali durante l’ora di religione.

Mi si accuserà di essere di parte, dal momento che sul tema ho una posizione chiara da sempre: ho optato per l’ora alternativa da quando la Repubblica italiana lo ha reso possibile con la revisione del Concordato del 1984. Come (pochi) altri cittadini italiani in età di scuola dell’obbligo, mi trovai a uscire dalla mia aula e a essere parcheggiato nella piccola biblioteca della scuola. Non esistevano infatti programmi di “ora alternativa” e nel mio caso (ero in II media) risolsi decidendo di leggere libri sui castelli medievali e facendo, in splendida solitudine, una ricerca sul medioevo, che poi fu letta dalla mia prof di Italiano e Storia e dai miei genitori. Considerato che durante l’ora di religione i miei compagni di classe coloravano coi pastelli delle fotocopie che rappresentavano personaggi della Bibbia, attività assai formativa e senza dubbio molto spirituale che ritrovai anche in pieno liceo, penso di aver fatto bene.

Sull’argomento la risposta più congrua al ministro Profumo mi sembra l’abbia data la Unione Atei, Agnostici, Razionalisti, che ha pubblicato questo interessante contributo. Fra le altre cose intelligenti, si legge:

Senza dimenticare la corsia preferenziale dei docenti di religione, che vengono assunti senza concorso pubblico. È sufficiente il placet del vescovo, che può anche ritirarlo se constata che la vita del nominato non è in linea con il magistero cattolico. L’Irc diventa quindi un modo che i vescovi hanno per far assumere fedeli, facendoli pagare dallo Stato. Una condizione privilegiata, che permette anche di entrare in ruolo, ancor più discutibile in un periodo di tagli e ridimensionamenti nella scuola pubblica.

Ecco, caro ministro Profumo, a cosa serve l’ora di religione in Italia. C’è speranza di vedere una sua riforma sul tema, ora?