Una sera di pochi anni fa, guardando il solito teatrino politico-televisivo, ci siamo accorti tutti di un personaggio nuovo, ignoto ai non addetti ai lavori, e che subito si è fatto largo tra le maglie sempre più slabbrate dell’opinione pubblica italiana. Renata Polverini, prima leader donna di una sindacato italiano (anche se trattasi della fascistissima Ugl), conquista una poltrona di cartone nello studio di Ballarò e Floris non la fa scollare per mesi e mesi. Piace, Renata, perché è troppo di destra per quelli di sinistra e troppo di sinistra per quelli di destra. È donna del popolo, e quando parla si sente, ma a Ballarò mantiene una linea soft di pacata riflessione.

È allora che comincia l’ascesa mediatica di Polverini, corteggiata a destra e a sinistra per interviste, partecipazioni televisive, interventi a convegni e dibattiti. Parabola fulminante, visto che solo pochi mesi dopo Gianfranco Fini la impone a Silvio Berlusconi come candidato alla presidenza della Regione Lazio. Lui, il Cavaliere, avrebbe preferito Luisa Todini, ma nel Lazio più son fascisti i candidati, più chance hai di vincere. Contro la pasionaria, un centrosinistra come sempre devastato e devastante alla fine converge su Emma Bonino, che poi verrà abbandonata dai maggiorenti del Pd nel bel mezzo di una campagna elettorale già difficile, perché a molti capoccioni democratici la Polverini non dispiaceva affatto. Ma questa è un’altra storia.

Torniamo, invece, alla parabola mediatica di quella che oggi tutto sbertucciano sui giornali e i social network chiamandola Sderenata o Arenata e che solo qualche anno fa esaltavano come la quintessenza della nuova politica. Nel corso della campagna elettorale per le regionali, deflagra lo scontro Fini-Berlusconi, e il presidente della Camera decide di azzoppare il suo cavallo: nessun sostegno pubblico a Renata Polverini, sperando di perdere nel Lazio e di indebolire ancora di più il Cav. Lei si incazza come una bestia, si mette di tigna e riesce a vincere, nonostante il papocchio delle liste del Pdl nella provincia di Roma.

L’attenzione mediatica è ancora molto alta e il suo arrivo in Regione conferma la nuova via polveriniana: in giunta (come già nel listino bloccato) chiama personaggi non solo di destra e persino qualche residuato della giunta Marrazzo (qualcuno gli chieda scusa, a proposito).

Chi conosce i meccanismi balordi della politica laziale, però, può capire perfettamente la metamorfosi che la Nostra subisce di lì a poco. “When in Rome, do as the Romans do”, dicono gli anglosassoni. E Renata Polverini, che anglosassone non è, si adegua comunque. Comincia ad apparire, anche agli occhi dei media, come una parvenue della politica, una donna sopra le righe, un po’ eccessiva. Anche la sua vocazione popolare adesso diventa un problema: è leggendaria, soprattutto sul web, la performance dell’allora governatrice durante un comizio a Genzano

E i mainstream media, invece, continuano a coccolarla? Qualcosa sembra scricchiolare già quando Striscia la Notizia manda in onda una conversazione rubata tra la governatrice fresca di elezione e l’allora sindaco di Latina Vincenzo Zaccheo. Il ras dell’Agro Pontino, nella più classica tradizione italica, dopo aver elencato i voti portati alla causa, così le si rivolge: “Mi raccomando: non ti dimenticare delle mie figlie”.

La luna di miele tra Renata e la tv è finita? Pare di sì, anche perché la governatrice inanella una serie di erroracci da pivella, come quando prende l’elicottero per recarsi alla Festa del Peperoncino di Rieti. Il peperoncino calabrese a Rieti, esatto. Stranezze facilmente spiegabili, visto che il tutto è organizzato dal potentissimo Guglielmo Rositani, calabrese doc e consigliere di amministrazione Rai, oltre che vecchio arnese della destra italiana.

Poi il crollo verticale, con lo scandalo Fiorito e le tv che non possono fare a meno di sottolineare la storiaccia del Pdl laziale. Renata non sembra avere più amici in tv, nemmeno quelli che le hanno fatto da kingmaker. Resta la stampa amica, quella berlusconiana. E allora eccola su Chi a parlare della recente operazione per asportare un cancro alla tiroide. Cerotto bene in vista, Polverini specula su una storia privata, che milioni di italiani affrontano con tutt’altra dignità (e senza un piano intero di ospedale a disposizione).

La parabola della donna creata dalla tv si è conclusa ieri, con le dimissioni e gli strali contro quelli che fino al giorno prima erano i suoi sostenitori in consiglio. Ora magari avrà più tempo per tornare sulla poltrona di cartone di Floris. Anche se probabilmente, e guarda caso, il conduttore di Ballarò non sarà più così disponibile.