La città di Ferrara dedica un intero anno a uno dei suoi figli più illustri: Michelangelo Antonioni. Un figlio in parte bistrattato in vita e anche dopo la morte. Scoppiarono polemiche a non finire, non solo in città, dopo la morte del regista, il 30 luglio 2007. Mentre l’autore di Blow up volle far celebrare le proprie esequie nella cattedrale di San Giorgio e farsi seppellire nella certosa di Ferrara, l’amministrazione comunale di allora chiudeva il museo a lui dedicato. Per non riaprirlo più.

Ora Ferrara cerca di recuperare lo strappo di memoria e gratitudine verso chi ha dedicato alle sue vie uno dei suoi ultimi film, Al di là delle nuvole. Il 29 settembre prossimo cadrà il centenario della nascita di Antonioni e in quel giorno partirà un fitto calendario di iniziative che faranno da corollario ai successivi dodici mesi, per concludersi con la grande mostra Lo sguardo di Michelangelo. Antonioni e le arti in programma a Palazzo dei Diamanti, dal 10 marzo al 9 giugno 2013.

Il taglio del nastro delle manifestazioni avverrà alle 11.30 di sabato 29 settembre, quando, in via San Maurelio 10, sarà scoperta una targa sul prospetto della casa dove il regista abitò dal 1918 al 1929. A seguire, si svolgerà la cerimonia di intitolazione a Michelangelo Antonioni del piazzale antistante il Conservatorio musicale G. Frescobaldi.

Nel pomeriggio, le Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea-Museo Michelangelo Antonioni, Ferrara Arte e il quadrimestrale «Rifrazioni. Dal cinema all’oltre» organizzano, presso la Sala della Musica in via Boccaleone 19, Antonioni Zoom, evento multi-arte. Tra gli ospiti della giornata vi saranno la compagnia teatrale Fanny & Alexander, la coreografa Simona Bertozzi, l’autore e regista Carlo di Carlo, l’autrice di libri per bambini Federica Iacobelli, la scrittrice e documentarista Maria Pace Ottieri e il musicista Alfonso Santimone. Al termine della tavola rotonda, alle 21.30 presso il cinema Apollo, Piazza Carbone 35, si terrà la proiezione de L’eclisse (ingresso gratuito).

Un altro appuntamento d’eccezione sarà la proiezione, sempre presso il cinema Apollo, nell’ambito del Festival di Internazionale, della copia personale di Antonioni di Professione: Reporter (1975), uno dei capolavori della maturità del regista. Nelle giornate del 11, 12 e 13 dicembre 2012 avrà poi luogo il convegno internazionale di studi dedicato al maestro organizzato dall’università. L’appuntamento, cui parteciperanno alcuni dei più importanti esperti di storia del cinema, permetterà di fare il punto sugli studi antonioniani.

A chiudere il programma sarà la mostra dei Diamanti, ideata e realizzata da Ferrara Arte e dalla Gallerie d’Arte Moderna in collaborazione con la Cineteca di Bologna. La prima rassegna mai dedicata al cineasta italiano ripercorre la sua parabola creativa alla luce del suo rapporto con le arti figurative, con le quali il regista strinse un intenso e fecondo rapporto. In un allestimento di grande fascino, il prezioso patrimonio di opere, oggetti e documenti relativi alla vita e al lavoro di Antonioni (oggi di proprietà del Comune di Ferrara) verrà accostato a opere di grandi artisti del Novecento, come Rothko, Pollock, De Chirico, Morandi, Burri e Vedova, offrendo un inedito e suggestivo dialogo tra film e pittura, letteratura e fotografia.

Intanto Bologna, nel ricordare il regista, anticiperà di un paio di giorni la consorella Ferrara. Giovedì 27 settembre si inaugura l’iniziativa della Cineteca, che si snoda tra la lunga retrospettiva al Cinema Lumière e la pubblicazione di un volume che traccia il percorso di vita del regista. Sarà il curatore del volume Dominique Païni a inaugurare l’omaggio al padre di Deserto Rosso, al Cinema Lumière di via Azzo Gardino, 65, alle ore 20, con Grandezza e declino dell’umanesimo secondo Antonioni, e un primo programma con i cortometraggi del regista, da Gente del Po (girato negli anni tra il 1943 e il 1947), passando per tutti i lavori fino al 1950 (N.U., L’amorosa menzogna, Superstizione, Sette canne un vestito, La villa dei mostri, Vertigine), fino a due documenti degli anni Novanta: Noto Mandorli Vulcano Stromboli Carnevale e Sicilia.

Nei giorni successivi, sempre al Cinema Lumière, gli altri titoli di questa prima tranche (da venerdì 28 settembre a domenica 30), dal capolavoro borghese Cronaca di un amore (1950) al ‘neorealismo interiore’ della trilogia L’avventura (1960), La notte (1961) e L’eclisse (1962), che mettono a fuoco lo scavo antonioniano dentro “un ideale stereotipo dell’uomo e della donna”. E ancora ad ottobre Deserto rosso (1964), Blow Up (1966), Zabriskie Point (1970) e Professione reporter (1975).

Infine per rievocare altre tracce bolognesi del ferrarese Michelangelo Antonioni, risaliamo invece fino a quel 1938, anno in cui un giovane studente di economia si laureò con una tesi su I problemi di politica economica ne “I promessi sposi”: e proprio da giovedì 27 settembre, grazie alla collaborazione dell’Università di Bologna che tutto conserva nel suo Archivio storico custodito dal prof. Gian Paolo Brizzi, la tesi di Antonioni, il suo libretto universitario, una tesi (dell’anno precedente alla laurea, il 1937) che già anticipava un destino, intitolata Motivi e forme dell’intervento statale nella produzione cinematografica, e altri cimeli saranno esposti al pubblico negli spazi del Cinema Lumière.

Ma c’è un altro importante capitolo che segna il legame tra Antonioni e Bologna: l’Archiginnasio d’Oro per l’anno 1979, consegnatoli il 1° gennaio 1980 dal sindaco Renato Zangheri e la discorso ufficiale di uno tra gli intellettuali europei più alti, Roland Barthes (che solo pochi mesi dopo sarebbe morto investito da investito all’uscita del Collège de France), prolusione contenuta nel volume che la Cineteca già allora pubblicò in un agile volume curato da Vittorio Boarini: “Ognuno dei suoi film – ebbe a dire Roland Barthes – è stato un’esperienza storica, l’abbandono cioè di un problema vecchio e la formulazione di una domanda nuova: il che significa che ha vissuto e trattato la storia di questi ultmi trent’anni con sottigliezza, non come la materia di un riflesso artistico o di un impegno ideologico, ma come una sostanza di cui egli doveva captare, di opera in opera, il magnetismo”.

Foto dall’Archivio della Cineteca di Bologna