Il processo milanese sui diritti tv, in cui tra gli imputati per frode fiscale compaiono Silvio Berlusconi e Fedele Confalonieri, non deve andare a sentenza prima che la Corte costituzionale abbia deciso in merito a ‘vecchi conflitti’ sollevati su legittimi impedimenti dell’ex premier. E’ quanto ha chiesto nell’aula del processo in corso a Milano l’avvocato Niccolò Ghedini che questa mattina ha iniziato la sua arringa difensiva per l’ex presidente del Consiglio.

Il legale “fa parlare” le carte giudiziarie recenti per dimostrare che dall’accusa è arrivato solo “un affresco slegato dal capo di imputazione”. In particolare il difensore ha depositato la sentenza con la quale il gup di Milano Maria Grazia Vicidomini, il 18 ottobre 2011, ha prosciolto il leader del Pdl dalle accuse nell’ambito del processo Mediatrade. Successivamente l’assoluzione è stata confermata dalla Cassazione: nella motivazione i giudici hanno sottolineato come Silvio Berlusconi, in particolare negli anni 2003-2004 non avesse poteri gestori in seno alle aziende di famiglia.

Il legale ha poi richiamato un’analoga sentenza pronunciata dal gup di Roma che ha assolto l’ex premier nell’ambito del procedimento parallelo su Rti. Per Ghedini Berlusconi “che nel gennaio 1994 ha cessato le sue cariche sociali” non aveva “alcuna possibilità di incidere sulle scelte aziendali”, del gruppo Mediaset negli anni oggetto di contestazione. Inoltre il difensore, sempre sulla base delle due sentenze sul caso Mediatrade, ha sostenuto che l’ex premier non è mai stato, come sostiene la Procura di Milano, socio occulto del produttore americano Frank Agrama con il quale non c’è mai stata alcuna ripartizione dei fondi che per l’accusa sarebbero elevati dalla compravendita dei diritti a prezzi gonfiati.

Per Berlusconi l’accusa, nel giugno scorso, aveva chiesto una condanna a 3 anni e 8 mesi. Per il pm di Milano Fabio De Pasquale “ci sono le impronte digitali di Berlusconi sui soldi dei fondi neri”. In quattro anni tra il 1994 e il 1998, questa la tesi dell’accusa, attraverso “catene di vendite fittizie” sarebbero stati gonfiati i costi dei diritti televisivi per un totale di circa 368 milioni di dollari. Per quanto riguarda gli anni compresi tra il 2001 e il 2003 invece i bilanci della società televisiva sarebbero stati gonfiati di 40 milioni di euro, grazie all’aggiunta di costi fittizi. Per Confalonieri, presidente del gruppo, l’accusa ha chiesto una condanna a 3 anni e 4 mesi di reclusione. La pena più alta è stata invocata per il banchiere e fondatore della Arner Bank Paolo Del Bue, accusato di riciclaggio sei anni più 30mila euro di multa; 3 anni per Marco Colombo (frode); 3 anni e 30mila euro per Manuela De Socio (riciclaggio); 2 anni e mezzo per Gabriella Galetto (frode); 5 anni e 30mila euro per Erminio Giraudo (riciclaggio); 3 anni e 8 mesi per Daniele Lorenzano (frode); 4 anni e 30mila euro per Carlo Scribani Rossi (riciclaggio).