È dal 2008 che in campagna elettorale Obama ogni tanto va a cena (da solo o con Michelle) con cittadini e cittadine qualunque, sorteggiati fra coloro che fanno una donazione individuale, anche piccola (il minimo è 5 dollari).

Lunedì scorso è partito il count down per tentare la sorte con la prossima cena (scade il 25 settembre). La cena – dice una mail a firma Michelle – sarà divertente come le altre ma anche agrodolce, perché sarà l’ultima della campagna 2012. L’estrazione è riservata ai soli cittadini americani ma io, facendo clic su «donate», sono finita nel database dei donatori potenziali e ricevo tutte le comunicazioni destinate a questo target, con il quale lo staff è particolarmente insistente.

Sull’ultima cena con Barack ho ricevuto in sette giorni otto mail: due da Julianna (Julianna Smoot, Deputy Campaign Manager), una firmata Barack, una Michelle, tre firmate più genericamente dall’organizzazione Obama for America, l’ultima da Joe (il vicepresidente Joe Biden). Tutti mi invitano ad affrettarmi e mi ricordano che le spese sono pagate per due persone, tutti sottolineano l’imperdibilità dell’occasione e illustrano con foto l’intimità col presidente che le cene permettono. Al punto che qualcuno ha fatto questo (mail del 19 settembre):

Abbraccio al presidente

La mail di ieri illustrava persino lo schema dei posti a tavola: se fossi io a vincere, mi spiegava Julianna Smoot, sarei collocata a sinistra del presidente, mentre il mio accompagnatore starebbe alla sua destra:

Schema dei posti a tavola

Il concorso «Dinner with Barack» serve a:

  1. Incentivare le donazioni, perché con pochi dollari qualunque supporter può – a quanto pare – vincere una cena con il presidente, inclusiva di viaggio aereo, transfer da e per l’aeroporto, pernottamento per due persone.
  2. Mostrare che Obama è capace di stare a tavola con chiunque in modo semplice e informale, intendendo per «chiunque» alcuni rappresentanti della middle class e del sistema educativo statunitense, a cui Obama riserva grande attenzione. Fra gli ultimi sorteggiati: un’insegnante di scuola in pensione, un’impiegata di scuola in pensione, un impiegato delle poste, due docenti universitari, un piccolo imprenditore, un vigile del fuoco, un paio di artisti.
  3. Mostrare il lato umano e privato del presidente, ciò che lo rende «uno di noi»: negli incontri, documentati con foto e video distribuiti sui media e su internet, Obama racconta di sé, delle figlie, della sua vita quotidiana, delle sue abitudini.
  4. Mostrare la capacità di ascolto ed empatia del presidente, perché a cena Obama non parla soltanto, ma ascolta molto, dialoga, discute di problemi ordinari, e appare sempre partecipe, comprensivo, perfino affettuoso.

La cena del novembre 2011: