Il giorno dopo il vertice Fiat governo è il giorno dei commenti e delle valutazioni. ”Nonostante gli sforzi del governo, mi pare che il problema Fiat rimanga del tutto aperto. Al tavolo di ieri c’era un convitato di pietra e cioè una nuova stagione di ammortizzatori sociali costosi per i lavoratori e per lo stato, senza una prospettiva sicura” dice il segretario del Pd Pierluigi Bersani che chiede di allargare il confronto. “Dati alla mano – prosegue – una tale prospettiva non sembra poter esser più garantita dalla sola Fiat. Credo che ci vorranno anche altri e urgenti incontri con i protagonisti del settore auto: componentistica, reti commerciali, e organizzazioni sindacali. E’ sull’intero settore che ci giochiamo un pezzo dell’avvenire del paese. Bisogna ragionare e intervenire con questo punto di vista”. 

Che la questione sia ancora tutta discutere è anche l’opinione dell’ex presidente e ad del gruppo di Torino Cesare Romiti: “Non si è combinato niente, il nodo principale resta l’occupazione. Quello che mi sembra è che quando si risolve la questione con una commissione, con un gruppo di lavoro, mi pare che non si sia combinato niente”, spiega, facendo riferimento al passaggio del comunicato congiunto in cui si rimanda all’impegno comune delle prossime settimane per favorire la competitività e al gruppo di lavoro al Ministero dello Sviluppo Economico per le strategie di export nel settore auto. Proprio sul comunicato congiunto si sofferma ancora Romiti parlando con l’Adfnkronos. “Non sappiamo quello che si sono detti veramente, ma conosciamo il comunicato fatto insieme dall’azienda e dal governo: una scelta del tutto inedita, che mi lascia perplesso”, perché “il governo deve comunicare in quanto governo”.

Chiede chiarezza anche il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni: “L’incontro tra la Fiat e il governo è stato certamente un fatto positivo, ma ora la Fiat deve incontrare nei prossimi giorni anche i sindacati che si sono assunti le proprie responsabilità per gli investimenti peraltro già realizzati di Pomigliano e Grugliasco. Noi vogliamo una verifica puntuale con Marchionne sui futuri piani di investimento della Fiat in Italia”. Per Bonanni “i gufi sono stati smentiti. Marchionne ha confermato che la Fiat non andrà via dall’Italia ma punterà nei prossimi mesi sull’export in attesa che si riprenda il mercato interno. Questa è una strada giusta in un momento difficile della nostra economia, in cui il governo e le parti sociali dovranno stipulare un patto sociale per far ripartire la crescita, i salari e i consumi. Ma è importante – sottolinea il numero uno della Cisl – che la Fiat continui ad investire sulla ricerca, sulla qualità e sulla innovazione di prodotto in tutti gli stabilimenti italiani, a cominciare da Torino, dove si possono produrre subito nuove auto per il mercato internazionale, come a Grugliasco con la Maserati. Insomma ci si deve preparare in questa fase difficile per essere pronti nei prossimi mesi a competere in un mercato dell’auto che per forza di cose si riprenderà”.

“Siamo molto delusi: l’unico documento che abbiamo è solo un comunicato generico –  commenta Giorgio Airaudo, responsabile auto della Fiom -La favoletta dei mancati investimenti in tempo di crisi non mi convince”. Alle dichiarazioni Bonanni il dirigente sindacale ribatte: “Capisco il suo imbarazzo, però se vogliamo salvare l’industria automobilistica dobbiamo pretendere qualcosa da Fiat che non è più l’azienda nazionale che abbiamo conosciuto, ma è una multinazionale dalla quale dobbiamo avere certezze. A Bonanni dico anche di andare a discutere con i lavoratori di Fiat che stanno pagando alto il prezzo della crisi con la cassa integrazione”. Airaudo chiede al governo di incontrare i sindacati: “Penso che sia il governo a doverci dire qualcosa. Vorrei che ci spiegasse le ragioni del comunicato congiunto. La favoletta dei mancati investimenti in tempo di crisi non mi convince. Non capisco come possiamo berci questa favoletta di Marchionne”. Sulle scelte del Lingotto Airaudo commenta infine: “Non possiamo aiutare la Fiat a conquistare l’America, pagandone il conto in Italia. Se la Fiat non può garantire lavoro vero in Italia, il governo dovrebbe prendere in considerazione l’ipotesi di far arrivare costruttori di auto esteri”.