Il sindaco Merola "ha fame di scuola pubblica". Poi gli passa
Il sindaco Merola "ha fame di scuola pubblica". Poi gli passa

L’overdose di informazione quotidiana produce senza dubbio delle dimenticanze nei cittadini ed elettori, ma internet e i blog ci aiutano per fortuna a riprendere i fili dei discorsi dismessi e a riallacciarli al presente. Internet e i blog ci aiutano altresì a verificare le affermazioni dei politici e le promesse degli amministratori, che purtroppo si rivelano, come nel caso delle scuole pubbliche bolognesi, promesse da marinaio.

Procediamo con ordine. Siamo a maggio del 2011, le elezioni si sono appena concluse, il centrosinistra ha guadagnato il governo del Comune di Bologna, Virginio Merola è stato eletto sindaco e ha nominato la sua squadra di assessori, tra cui quello alla scuola, Marilena Pillati.

I movimenti in difesa della scuola pubblica manifestano in tutta Italia contro i tagli imposti dal Roma, a cui s’aggiunge una politica deficitaria a livello locale. Il clima è teso e carico di energie; s’assiste a un collettivo risveglio della società, impegnata a difendere un diritto fondamentale, tutelato dalla nostra Costituzione repubblicana.

In questa situazione, il 25 maggio 2011 il neosindaco si presenta alla manifestazione/presidio organizzata dall’Assemblea dei genitori e degli insegnati di Bologna e provincia, indossa un cartello con la scritta “La scuola pubblica ha fame” e pronuncia parole impegnative: “Prima di ogni decisione ci saranno modalità di partecipazione”, fermo restando che “nessun genitore che non voglia deve essere costretto a mandare il proprio figlio a una scuola d’infanzia privata”. Questo sarà il suo mantra per i mesi seguenti, fino a Natale.

Di pari passo, l’assessore alla scuola Pillati annuncia un “piano per azzerare le liste d’attesa alle scuole materne”, piano “a costo zero” per l’Amministrazione. A darle manforte, il capogruppo Sergio Lo Giudice: “il Pd s’impegna ad azzerare le liste d’attesa alle materne”.

Insomma la linea del partito di maggioranza relativa e della giunta pare essere la seguente: no ai tagli dei fondi pubblici alle scuole private, ma difesa a oltranza della scuola pubblica e del diritto costituzionale dei bambini a vedersela garantita.

Passa il 2011, entriamo nel 2012 e dopo due anni, finalmente, il referendum consultivo sui finanziamenti comunali alle scuole private confessionali viene approvato e diventa realtà. Questo il fatto nuovo che fa crollare d’un colpo le buone intenzioni del centrosinistra al governo della città. La maschera cade, il re è nudo.

Sì, perché “improvvisamente” non si parla più di “percorso partecipato”, di “stati generali della scuola”. Non c’è più tempo e le parole di pochi mesi prima cadono laddove cadono le bugie: nel buio delle stanze del potere. Torna invece prepotente l’urgenza di approvare la nuova convenzione con le scuole dell’infanzia private per i prossimi quattro anni, al fine di mettere in sicurezza l’alleanza coi clericali, vero e proprio vizio capitale all’origine dell’Ulivo e del Partito Democratico.

A giugno 2012 e a spron battuto la convenzione è approvata, con tanti saluti alle promesse di partecipazione.

Resta quell’altro, ancor più importante impegno: azzerare le liste d’attesa. E’ di pochi giorni fa la notizia che la lista d’attesa per entrare alle scuole materne comunali e statali è di 406 (quattrocentosei) bambini. Bambini lesi, assieme alle loro famiglie, in un diritto fondamentale.

La lista d’attesa è più lunga di quella dell’anno scorso e degli anni passati. Pillati dichiara che è una “situazione inedita e imprevedibile”. Peccato che tutto fosse già stato previsto nel 2010 dal centro studi demografici della Provincia [si legga da pagina 20 in poi].

Se non è dolo intenzionale, è un caso palese di incompetenza. Se l’assessore possedesse quel minimo di dignità personale che sarebbe auspicabile possedesse chiunque ha assunto delle responsabilità pubbliche, si dimetterebbe all’istante, perché siamo di fronte al fallimento di un’intera classe dirigente e di una linea politica perseguita con ostinazione, quella dell’integrazione del sistema pubblico a quello privato.